Regionali 2010, darlo o prenderlo? (Questo è il problema)
Primavera 2010, qualche mese prima dell’inizio dei mondiali. Le elezioni regionali richiameranno miliardi di elettori alle urne per scegliere il presidente della propria regione. In un regime di campagna elettorale perenne, già si possono intuire gli assetti politici che divideranno il popolo in due grossi grandi gruppi di appartenenza. Come sempre, da una parte ci sarà la compagine sgarrupata della sinistra, e dall’altra lo scintillio plasticoso dei bianco-neri-verdi-azzurri-tricolore, cioè il popolo delle libertà. E come sempre si riproporranno gli stessi temi, le stesse ideologie. A sinistra, più apertura mentale, più curiosità verso il diverso, attenzione verso le minoranze, una politica sociale nonchè una certa attitudine a prenderla nel culo. Dall’altra parte invece, si pone maggiormente l’accento sulle tradizioni, sulla vocazione missionaria e cattolica di certe posizioni, si insiste su di una struttura sociale patriarcale che si rifletta anche nel lavoro. Destra e sinistra ci tengono, a urlare le proprie inclinazioni, gridando la propria superiorità uno in faccia all’altro. E anche stavolta non mancheranno di farcelo sapere, su cosa si giocano le poltrone regionali. La destra già reclama i voti per la sua alta posizione morale, chè andare a puttane non è peccato mentre con i trans, mioddio, sì; la sinistra, come sempre, subisce il colpo e arranca, timida, a dire che non è vero, che anche i trans vanno bene, anzi, se non si può andare con i trans allora questo è un regime. Di Pietro, al solito, bercia e sbraita, ma pare l’abbiano trovato a far sesso con la moglie, un sabato sera, a casa. E’ una partita spinosa, quella delle regionali 2010.





