Il compagno Fini colpisce ancora. Bertinotti sospettato di stregoneria
Aveva ragione Feltri. Da quando Fini è il presidente della Camera, probabilmente per influsso del predecessore Bertinotti, si sbilancia sempre più, giorno dopo giorno, verso falce e martello. Gli inquirenti sospettano di strani intrugli voodoo studiati
dall’ex segretario di Rifondazione Comunista e versati sulla poltrona istituzionale, qualche giorno prima della caduta del governo Prodi II, quando ormai era chiaro che ci sarebbe stato presto un cambio della guardia.
E in effetti, se il Duce trasformò l’ira socialista in gaiezza nera, Gianfranco procede all’inverso; e dall’Msi si sposta verso dichiarazioni più a sinistra di D’Alema: “quelli che usano qualche parola di troppo nei confronti degli immigrati, sono degli stronzi“, ha sostenuto Fini ad un incontro con dei ragazzi bengalesi e cinesi tra gli 8 e i 18 anni.
Riacquisterebbe così senso la vecchia intervista a Bertinotti rilasciata durante i giorni del disastro-Unione, tra le vicende Turigliatto e Mastella:
“non sono minimamente prhèoccupato, la sinistrha rhadicale sarhà comunque prhèsente anche in futurho, ehehehehe”. Allora aveva una boccettina vuota in mano, dall’etichetta indefinibile.





