Addio buonsenso. Anche i ricchi piangono l’Italia corrotta
By Menzo
la lettera pubblica di Pier Luigi Celli (direttore generale della Luiss) nella quale consiglia al figlio di andare via da un Paese senza speranza quale l’Italia, fa riflettere un attimo.
Niente che non si sappia, l’Italia è disonesta, in bancarotta, trubbola e mariuola, insomma, una discarica morale e
materiale. Ma vogliamo essere maligni: come fa il figlio di un dirigente universitario privato con sicuri agganci a destra e manca a non trovar qualcosa? Con l’ostinazione e la voglia poi, come si evincerebbe dalle parole di Celli, perchè questo sconforto da parte del genitore? La situazione non è agevole per nessuno, e sia per chi già è dentro sia per chi lo sarà presto, c’è un bel barcone di precari e disoccupati là fuori. Che una tale figura dirigenziale di una tra le università più prestigiose d’Italia faccia un discorso simile, o significa che è il completo sbando e sfascio del Paese (con quale spirito si continua a studiare e pensare al futuro, qui?) oppure che l’aristocrazia irrispettosa, ha cominciato a piangere gran lacrime di coccodrillo alla faccia di chi, senza pecunia nè raccomandazioni, si fa un mazzo così, magari senza risultati.
Abbiamo già una bella massa di politici tutta cocaina e niente arrosto, principali fautori, insieme a buona parte della società di italica e sleale virtù, di questo Paese decadente. Ci mancava pure il lamento del povero benestante, con il suo asso di briscola.
Pier Luigi Celli è stato Direttore Risorse Umane dell’ENI dall’ 1985 al 1993, è stato fra i manager partecipi dello start-up di Omnitel e Wind, direttore generale della RAI dal 1998 al 2001, responsabile della Direzione Corporate Identity della Unicredit dal 2002 al 2005 e direttore Personale e Organizzazione in Enel dal 1996 al 1998. E’ anche autore di moltissimi libri, racconti e storie. Attualmente è direttore generale dell’università Luiss di Roma, membro dei consigli di amministrazione Lottomatica, Hera SpA e Messaggerie libri.









