Tagli all’editoria 2010, i mantenuti ricominciano a frignare
By Menzo
Fine del 2009, finanziaria, ci risiamo: tornano in agenda i tagli all’editoria.
Chi si era “salvato” in extremis lo scorso anno, come Il Manifesto (ricorderete lo scorso 19 dicembre il prezzo di copertina simbolico di 50 euro, l’ultimo appello ai fedelissimi marxisti ortodossi con il portafoglio gonfio) ripiomba nel baratro. Sulla scia della simpatica iniziativa del quotidiano comunista, che uscirà presto e nuovamente con prime pagine strappalacrime (“Avanti popolo che chiudiamo”!, “Che Trotsky ci aiuti” ecc..) a 100 euro, ecco le iniziative di chi rischia:
Avvenire, quotidiano della conferenza episcopale italiana, offrirà indulgenze e salvezza eterna a chi comprerà il giornale. Inoltre, a chi sottoscriverà l’abbonamento 2010, gli sarà direttamente spedita a casa una fornitura mensile di vino
benedetto e ostie consacrate, per poter svolgere l’eucaristia direttamente a casa.
L’Unità, per rilanciare l’immagine e risultare ancora più accattivante, ridurrà ancora il formato cartaceo. Da tabloid a superpocket, per essere sfoggiato con gli amici. La carica intellettuale tascabile sarà motivo di vanto durante l’happy hour.
La Padania, invece, rafforzerà la caratura della propria carta, in modo da divenire, arrotolata, un perfetto manganello per le ronde. In questo modo, qualora nascesse un qualche problema (le ronde dovrebbero girare disarmate), il tutto si stempererebbe con un “stavo solo leggendo il giornale”. E tutti a casa.
E’ sempre il solito circolo vizioso. Lo Stato finanzia il pluralismo informativo donando soldi pubblici alle testate, tra le quali ci sono anche giornali senza motivo di esistere (senza lettori, scritti e curati come farebbe una redazione di gibboni) e che campano così, spesso sfruttando collaboratori e dipendenti. Ora, anche i giornalisti che hanno la fortuna di avere un contratto, rischiano il posto. E i media insorgono, improvvisamente senza regalini a molti zeri. E lo Stato preferisce spendere questi soldi altrove. Da che parte stia il giusto, non è facile dirlo, poichè la situazione ormai sembra un cul-de-sac, ma l’FNSI, intanto, si lamenta:
“c’è un attentato al pluralismo informativo, si rivedano i tagli…”.
Traduciamo: “noi non facciamo un bel niente per tutelare i nostri giornalisti, mai. Magnamo, bevemo, gnam gnam, glu glu, lo Stato faccia qualcosa”.
La solita storia. Pizza, mandolino e babà.









