La Rassegna Stagna si costituisce. Abbiamo noi l’insegna di Auschwitz
Non ne capiamo niente di tedesco, ma lo ammettiamo: siamo stati noi.
“Il lavoro rende liberi”. Questo è quel poco che abbiamo capito grazie ai traduttori online, prima di partire per la Polonia. Non ce ne voglia la comunità ebraica, inferocita dopo il furto dell’insegna, ma il nostro è stato solo un gesto simbolico. Purtroppo, non abbiamo molto spazio in redazione e tra l’altro i nostri vicini più mattinieri si sono insospettiti dopo che uomini in calzamaglia sono rincasati nella notte con un pezzo di ferro griffato “Arbeit Macht Frei”. Abbiamo passato l’inferno al confine e ancora, probabilmente, ci cercano, ma informiamo tutti che restituiremo il pesantissimo maltolto al più presto.
La Rassegna Stagna, in nome di tutta la comunità Web (anche se molti non saranno d’accordo con il nostro colpo di testa e lo reputeranno di cattivo gusto), reclama la libertà di lavoro in rete, la libertà d’espressione, la libertà di condivisione. Contro il ministro Maroni e qualunque altro censore. In nome dell’articolo 21 cost., in nome della nostra dignità di uomini. Questo lavoro continuo e forsennato ci rende liberi. Non dimentichiamolo mai. E non dimentichiamo mai l’Olocausto. Sarà meglio.

I redattori/mariuoli di Rassegna Stagna espongono trionfalmente la refurtiva. Sullo sfondo, il decalogo della comunità Web.
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