La Rassegna Stagna

Cavalieri senza infamia e molta lode

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Ogni mattina mi alzo e m’incazzo. Ogni pomeriggio mi siedo e m’incazzo. Questo perché i cartoni animati hanno adottato sigle anfetaminiche con quel ritmo “tunz-tunz” tanto caro ai discotecari e quella voce filtrata da aggeggi che andrebbero vietati, o concessi solo agli Eiffel 65.

Zara e soci all'epoca dei grandi successi.

Ebbene, prima di tutto questo cacofonare in su di noi e prima dell’egemonia nelle menti dei pargoli, accordata dalla Fininvest in esclusiva, a quella tettona di Cristina D’Avena, c’era una sana battaglia a colpi di canzoni vere tra le neonate reti locali per l’assegnazione vocale delle sigle dei primi cartoni animati giapponesi. Si parla di gruppi come i Rocking Horse (Candy Candy), Fogus (Jeeg Robot), i Superobots (il Grande Mazinger), i Bimbi precoci delle Mele Verdi (Mademoiselle Anne e ancora prima, nel ’75, assieme a Vecchioni, la famiglia Barbapapà) ma soprattutto I Cavalieri del Re di Riccardo Zara, una sorta di Abba italiani (nel gruppo c’era la moglie Clara, il figlio Jonathan e la sorella di lei Guoimar). Bene, I Cavalieri del Re hanno scritto le più belle sigle di cartoni animati di sempre, ricevendo riconoscimenti e citazioni anche in Sol Levante. E sperimentavano melodie: la prassi era registrare le varie voci più volte, in ottave diverse, variando le armonizzazioni grazie ai registratori multi traccia (Beatles docet). A volte Zara non sapeva neanche la trama del cartone animato; dunque breve riassunto per telefono e in pochissimo tempo ecco la canzone.

Il gruppo entrò di diritto in mille compilation come Tivulandia (antenato di Fivelandia), vendendo M-I-L-I-O-N-I di dischi. Se si volessero citare un po’ di titoli servirebbero 2 blog come questo, ma il popolo è curioso, quindi si ricordano: La spada di King Arthur del 1982, uno dei primi grandi successi; Kimba il leone bianco (brividi eh?!); Sasuke il piccolo ninja, 1983; L’uomo Tigre il campione, replicato su dozzine di compilation e trasmesso alla radio fino alla nausea. Ma il colpaccio furono Lady Oscar del 1984, con sottotitolo ”non dar mai le spalle al Capitano delle Guardie”, cantata dalla moglie Clara e quella che è stata definita (non a mio parere) la più bella di tutte: Cuore, dalla storia di un bimbo che nel Risorgimento italiano ruba la pensione della nonna malata per comprare Gianduiotti da spacciare a scuola. Vennero poi i turni di Flo, piccola Robinson, dalla vicenda ottocentesca di una bambina che scopre il turismo sessuale in un’isola deserta assieme alla famiglia depravata, Lo specchio magico (cartone di denuncia contro il botulino), Ransie la strega, Gigi la trottola (storia già sentita di un nanetto che corre dietro alle sottane delle donne e, per il fatto di essere un nano ce l’ha col mondo), Yattaman, ma soprattutto la mia preferita: Devilman (un ragazzino sempre incazzato che pero’ a volte si alterava più del dovuto, motivo per il quale i miei genitori non me lo lasciavano vedere con serenità).

Nella seconda metà degli ’80 la band scomparì dalla scena perché anche nelle migliori famiglie ci si tira le stoviglie. Ma i Cavalieri del Re sono rinati recentemente con dei live, come l’epico concerto sotto il gelo a Lucca Comics nel 2006 nel quale 10.000 anime hanno cantato all’unisono le canzoni degli anime.

Cara Cristina D’Avena, non essere timida, c’è sempre posto nel mondo dei film porno.

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