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Casini: “sono un mago del Risiko”

By gigirix

In un’intervista a Repubblica il redivivo leader dello Scudo Crociato Pier Ferdinando Casini spiega, “senza dietrologie”, le motivazioni che lo stanno portando ad appoggiare candidati azzurri e arancioni, Pdl e Pd, a seconda di simpatie, convenienze e controffensive. Un gioco politico che sta trasformando le elezioni regionali in un Risiko. Lo scopo è tornare a contare qualcosa. Piazzare bandierine biancoscudate in ogni dove. Approfittando di chi ha la memoria corta o di chi è nel bel mezzo di una crisi d’identità. (Pd, ndr).

C’è la Lega, carri armati verdi, che si vogliono prendere il nord, allora Casini schiera il suo partito al fianco degli arancioni in Piemonte, Lombardia e Veneto. Nel Lazio, il prode crociato non poteva certo appoggiare la candidatura di Emma Bonino, laica radicale (quindi gialla) e donna fin troppo capace per piacere alla Curia. Allora si schiera con la signora Polverini. Azzurra. Ha provato a convincere anche Bersani, il quale, ormai drogato dalla convinzione di ricreare il centro (trattino) sinistra, per due giorni ha provato a sondare il terreno con Zingaretti. Non se n’è poi fatto nulla. Allora, meglio la svolta radicale. Arancioni e gialli insieme. Con buona pace del brizzolato Pierferdi.

Ad ogni modo, il patto d’acciaio lo si ritrova altrove, ad esempio in Puglia. Dove nessuno nel Pd (allora Ds) aveva digerito la supremazia di Vendola nel 2005. Ma oggi, nessuno tra gli arancioni si permette di parlare di quanto fatto dall’amministrazione del Presidente Nichi, l’ultimo dei rossi. Casini ha così cavalcato la voglia di sbarazzarsi di Vendola, considerata anche la carta-obiettivo in mano. “Distruggi le armate rosse”. E lui, pur di vincere la partita, ci prova. Per gli illuminati e coraggiosi leader del Pd (quelli che non vogliono la sinistra comunista al loro fianco) è stata una palla da prendere al balzo. E una scusa buona per i giornali. Il problema era trovare la faccia da candidare. Emilano rappresentava l’asso di briscola. Uomo di stazza e di sostanza, il sindaco di Bari stava anche per cedere, ma, ritrovata la consueta saggezza, ha detto ai suoi maestri di trovarsi un altro candidato.

Che senso aveva lasciare il comune di Bari? Che diavolo di strategia è quella che prevede di giocarsi alle elezioni la regione e il capoluogo? Piano delineato da D’Alema? Voilà, la repentina soluzione: Francesco Boccia, sconfitto alle primarie da Vendola cinque anni fa. Il bello è che Casini ha così finito di posizionare carri armati e bandierine, mentre Bersani è convinto di essersi fatto un “amico” (come si dice in politica “alleato”) dopo aver scontentato parte dei suoi elettori. Ma quando, poco meno di due anni fa, alla caduta del governo Prodi, Napolitano chiese a Casini di aiutare Marini a costituire un governo provvisorio con quei disperati arancioni e cambiare la legge elettorale, lui disse no. Cosa che agevolò la riconquista di parlamento e governo da parte degli azzurri. Un harakiri che Berlusconi non mancò di sottolineare mentre annunciava che il Pdl si sarebbe alleato con la Lega e non con l’Udc.

Pierferdi il Bianco era solo e fuori da tutto. Preso in mezzo da due nuovi partiti maggioritari. Sprofondato nel dramma esistenziale di “non centrare più”. Due anni dopo, grazie anche alla memoria sbiadita dei compagni Bersani e D’Alema, si ritrova uomo conteso e corteggiato da chi lo vedrebbe a capo di una coalizione centrista.
“La verità è che io sto lavorando a modificare l’assetto della politica italiana perché questo bipolarismo non ci piace”, ha dichiarato oggi lo stratega delle armate bianche, animale politico come pochi. Uno squalo intorno alla preda sanguinante. Un condottiero democristiano come non se ne fanno più.

gen 8th, 2010 | Category: Satirattualità
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