Dai gruppi anti-Berlusconi a Tartaglia: ecco le verità nascoste
By Menzo
Dopo mesi, ne siamo venuti a capo.
Ricorderete (ma anche no!) la nostra scottante inchiesta sulle cellule terroristiche nascenti all’interno di Facebook.
Erano i tempi dei pericolosi gruppi “Uccidiamo Berlusconi” & affini, 14 mila assassini in erba iscritti che lanciavano ingiurie, si armavano, si organizzavano, per capire il momento giusto nel quale colpire. Migliaia di attentatori, che avevano scelto un insospettabile spazio pubblico per i loro loschi affari. Psicologia dell’inverso. “Meno ci nascondiamo, meno probabilità ci sono di essere scoperti”, dichiarò nel flusso, una volta, un sobillatore. Tuttavia, furono cuccati. La procura di Roma aprì un bel fascicolo con l’ipotesi di minacce gravi alla sicurezza del premier e istigazione a delinquere. L’organizzazione fu smantellata, gli ipotetici capi arrestati, tranne uno: Massimo Tartaglia.
Bene, inutile rimembrare la “duomata” che Silvio si è beccato in faccia dal killer dei souvenir. Il gruppo tramava alla luce da tempo. “E’ milanese? Stampiamogli la sua Milano in faccia!”. Così è stato. Solo dopo, però, i servizi di intelligence hanno capito che i mandanti morali non solo non erano nè Casini e nè Di Pietro, ma che erano stati depistati pure su Facebook.
Vero il gruppo, vera l’associazione, falsa la spontaneità e l’autogestione del tutto. Dopo una serie di interviste, analisi documentarie, domande scomode e un pò di sane risse in stile saloon, adesso abbiamo in mano la risposta. Partito Democratico. Che da giovedì sera, in sede, ha installato un filtro ai suoi terminali che impedisce di accedere a Facebook, per non destare sospetti, dopo il nostro 2+2. Ecco spiegata la bocca cucita, i contraddittori deludenti, la scarsa attività politica. Il tempo impiegato nella congiura (fallita), è stato sottratto all’ordinaria amministrazione del partito, ai dibattiti parlamentari, ai media, allo studio. A tutto. Ma un’opposizione normale mai?









