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Processo breve? “Ad libertatem tuam”!

By gigirix

Ormai c’è poco da sperare, da sopportare, da contrastare o da vomitare. Qui abbiamo rasentato il patetico già da un po’. E abbiamo anche cercato di negarlo. Parlando di un dialogo possibile, di abbassare i toni, di riforme e bene comune. Tutte puttanate. Qui si gioca a poker con il diavolo. Una partita che porta all’esaurimento.

Berlusconi dopo l'esito della votazione in Senato

Quella approvata dal Senato nella II Repubblica di Silvio è il XIX emendamento “ad libertatem meam”. 161 voti favorevoli, 130 contrari, 2 astenuti. L’assemblea approva e passa la palla alla Camera. Tempo impiegato: 7 giorni. Con questo provvedimento, tra l’altro, rischiano di scomparire i processi a Cirio e Parmalat, quelli sulle morti alla Thyssen e quelli per le frodi bancarie come Antonveneta e Bnl.
“Il provvedimento non velocizza i tempi dei processi, ma fissa solo i limiti entro i quali essi devono concludersi” spiega Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia. Il nuovo impianto potrebbe anche funzionare ma sarebbe stato più logico rivedere i tre gradi di giudizio. E poi come si fanno a fare processi più veloci senza finanziamenti per la giustizia? Dei problemi materiali spesso ci si dimentica.

Questa riforma del processo è nata dopo il respingimento del Lodo Alfano. È talmente ben riuscita che non ci crede nemmeno Berlusconi stesso: “E’ costituzionale, siete solo invidiosi!” E’ talmente fine che retrodata i suoi effetti alla data di entrata in vigore della legge sull’indulto. 2 anni fa. E annulla i processi nati in questo frangente . Uno tra tutti: il processo Mills.
Una cosa intelligente la dice Enrico Musso, senatore pdl, uno dei due astenuti insieme a Maritati (Pd): “c’erano due obiettivi, quello della ragionevole durata dei processi e quello che è diventato una sorta di agenda nascosta, la tutela del presidente del Consiglio”.

Qualcuno della Lega infierisce sull’opposizione rinfacciando qualche ammiccamento e intesa della prima ora. Oggi però in parlamento il Pd ha fatto le barricate. Ogni senatore ha preso parola per ripetere la stessa e identica dichiarazione. Energicamente piatta la dichiarazione di Bersani: “la maggioranza davanti alle sue responsabilità”. Il problema è che questi delle res ponsabilità se ne fregano! In Italia l’onere di governare è diventato il diletto di pochi privati. Come nell’Antica Roma (è forse per quello che ci esprimiamo in latino?)
Qualcuno invece la spara ideologicamente alta: “Solo il risveglio dell’opinione pubblica e una profonda rigenerazione morale del Paese potranno fermare la deriva”. Rasentiamo l’utopia.

gen 21st, 2010 | Category: Satirattualità
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