Terremoto09. Alla ricerca della valle disastrata d’Abruzzo
By Menzo

I protagonisti di Terremoto09 in un magnifico quadretto autoprodotto. Al centro, la reporter d'assalto, Monique. C'è anche scritto, d'altronde.
Tutti ricordano il tremendo sisma che il 6 aprile 2009 colpì l’Abruzzo causando morti e macerie, riversando inoltre per le strade tante persone che una casa, non ce l’avevano proprio più. Dopo quei tragici giorni, si rammenterà anche un ridicolo G8 e tante promesse pompate dai media, con un governo ben più propenso a farsi fotografare mentre consegnava le prime, stupende ville, con frigo pieno di surgelati e servizi di posate in acciaio inox. Mentre intanto, nelle tendopoli e negli alberghi adriatici, gli sfollati arrancano nei problemi di ogni giorno, ma soprattutto, nei problemi di chi ha perso praticamente tutto.
Noi non c’eravamo. Avevamo ancora il biberon. Ma una piccola testimonianza di ciò che è stato il post-disastro ce la possono dare le ragazze di Terremoto09, un blog che ha fatto dell’esperienza di una volontaria in Abruzzo, Monique, una sorta di diario dal campo San Giovanni in Lucoli, nei pressi de L’Aquila. Monique è stata 5 mesi là. Marta, la co-ideatrice dell’iniziativa, curava invece il materiale inviato dall’amica reporter, gestendolo sul sito e sui social network.
Poi la raccolta fondi personalmente mandata avanti, non solo per beni di prima necessità, ma anche per l’acquisto di un container-bagno. Insomma, sticazzi!
RS: Monique, Dopo il terremoto parti volontaria, e oltre ad aiutare fai la reporter sul campo per 5 mesi. Con un Blackberry e un Macbook, segno di una vita economica niente male alle spalle, è facile fare buone azioni?
Monique: è sempre facile fare buone azioni, basta la volontà di farle. Per inciso il bb è mio il mac è un regalo. Inoltre anche Marta ha un BlackBerry, e fino al mese scorso era una lavoratrice precaria.
RS: Nelle info del blog dici che Marta moderava i tuoi commenti al vetriolo. Ma cosa ti faceva davvero incazzare? L’arrivo dei furgoni di aiuti dei forzanovisti che si autoproclamavano vera spalla del popolo o semplicemente Bertolaso?
Monique: io sono parecchio umorale, mi faceva incazzare tutto. con il Bertolaso nazionale poi la simpatia penso sia reciproca. Seriamente, sapevamo già che a L’Aquila avremmo trovato situazioni di disagio e di disorganizzazione, avevamo contatti con diverse persone operative sul posto. Ergo, eravamo preparate a questo, ma in realtà quel che abbiamo trovato è stato MOLTO peggio, e ci è costato vari travasi di bile.
RS: A proposito degli altri collaboratori che si sono uniti al progetto, il medico Marco e il factotum Max, oltre alla McGyver Ylenia. Sono nate storie d’amore tra voi? Se sì, ci sono particolari osè che vuoi raccontarci o possiamo affidarci direttamente ai vostri video amatoriali su Youporn?
Monique+Marta: beh visto che i video già li avete scovati possiamo dirvi le dinamiche: noi, Monique e Marta, siamo fidanzate (anche se Marta è un po’ ritrosa), Ylenia è la nostra amante, giusto per non farsi mancare nulla. Max e Marco, beh, si conoscevano già… Marco chiama Max terrone e Max chiama Marco ricchione. Fate vobis. (Noi abbiamo capito che solo Max non è omosex! ndr)

Momenti nel campo. Mentre la bambina mangia la pappetta rosa preparata dai cuochi sopracitati, il ragazzo a destra ne accusa già gli effetti.
RS: Con i fondi raccolti personalmente avete comprato un container bagno per UNA famiglia di sfollati. I soliti raccomandati?
Monique: certo che sono i soliti raccomandati, ci hanno comprate a suon di tartare di cavallo e ricotta fresca di pecora appena fatta.
RS: Siete sicure che le foto del container acquistato, presenti sul blog come risultato ottenuto, non siano state reperite su Internet in un qualche sito e-commerce di container-bagno? E tu, Monique, sei sicura che con quei 2480 euro raccolti non ti sia comprata un Macbook pro 17 pollici, usando poi il resto per dei gran Campari e Gin?
Monique: non mi piace il Campari con il gin, quindi sono sicura di non averli usati per quello; inoltre ti scrivo dal buon vecchio macbook, quindi non sono andati nemmeno in quella direzione. Mmh, e se se li fosse presi la protezione civile? (La solita complottista, ndr)
Marta: in realtà me li sono intascati io, ero io l’addetto al reparto finanziario. Scherzi a parte, il container c’è e viene usato da 9 famiglie (raccomandate, ndr) che vivono in sistemazioni di fortuna, alcune in vecchi container frigo, altri in container uso cantiere e i meno fortunati in un pollaio.
RS: Ok, ora bando allo scherzo. parlateci un pò di questo progetto C.A.S.E., dei numeri che ci danno e di quelli reali. Com’è la situazione adesso, lì?

I pacchi con gli aiuti arrivati dai lettori di Terremoto09. Magliette griffate all'ultimo grido, subito barattate dai ragazzi al mercato nero in cambio di un pranzo che non fosse pappetta rosa (vedi foto su).
Monique: il progetto C.A.S.E. è un abominio costato uno sproposito: con la cifra investita potevano essere approntati moltissimi MAP (Moduli abitativi provvisori), molto più adatti, versatili e riutilizzabili. Per darvi una dimensione della cosa, con i 700.000.000 spesi per dare una c.a.s.a. a 15.000 aquilani, si potevano essere allestiti m.a.p. per 45.000 persone. Come si può vedere dalle numerose testimonianze sul web, si tratta di complessi costruiti in fretta e in modo approssimativo, con grossolani errori e che violano anche diverse leggi urbanistiche, senza un adeguato contorno di servizi per i cittadini e di trasporti pubblici. Per capire meglio: questi complessi sono lontani da ogni tipo di servizio, dal negozio alla farmacia, dalle scuole e dal lavoro e non si è tenuta in nessuna considerazione la dislocazione delle famiglie che sono state sradicate dal loro tessuto sociale formato da amici e parenti. Un lavoro fatto in fretta e fatto male, insomma.
RS: Vi state muovendo per la tragedia di Haiti, e caldeggi per non donare subito ai canali principali di donazione. Perchè? Vuoi tutto per te così ti compri un iMac?
Monique: (ride) siamo seri! Se sono ricca non ho bisogno di poche centinaia di euro che potrebbero arrivarci, se sono povera non sarebbero quelli a cambiarmi la vita. La verità è che ad Haiti è una vera tragedia, di proporzioni inimmaginabili anche per chi, come me, ha molta fantasia. Gli aiuti che stanno arrivando ora sono disorganizzati e noi lo avevamo previsto, come, sin da subito, abbiamo avvisato che i primi aiuti erano già finanziati. Abbiamo chiesto di aspettare a donare solo per capire in che modo si possono davvero aiutare le persone di Haiti. E’ abbastanza inutile, ad esempio, distribuire alimenti lanciandoli sulle città. Ci siamo prese un attimo di tempo in modo da trovare qualcuno sul
posto che ci dia delle dritte, i versamenti cercheremo di farli fare direttamente dai nostri lettori al destinatario. Io vorrei partire per Haiti, ma pare essere un po’ più complicato che andare in Abruzzo.
Grazie alle ragazze e ragazzi di Terremoto09, per tutto ciò che hanno fatto e fanno. E chi vuol donare sperando che Monique non si compri un iPhone, doni (contatti: terremoto09[at]gmail.com). Fatelo, eh! Non è la solita sòla.












