“Dalle stelle alle stalle alle stelle”. Il nuovo film-biografia di Silvio
Avete presente i tipici film d’azione a stelle e strisce, quelli in cui il bene tituba per tutto il primo tempo, poi qualcosa comincia a girare per il verso giusto, fino alla battaglia e correlata vittoria finale? La “metafora” sembra essere in qualche modo calzante per l’immagine pubblica che il caro Silvio sta cercando di ricostruire, pian piano, mattone dopo mattone. O souvenir dopo souvenir.
Un pò di mesi fa, in effetti, la situazione non era proprio dorata per il bene. Noemi “vadoinRai” Letizia, lo scandalo escort, promesse di tette all’Europarlamento, i voli di Stato per aereostoppisti amici, Tarantini, Patrizia D’Addario che spiffera, le registrazioni a Palazzo Grazioli, La Repubblica alle calcagna, così come le toghe rosse comuniste che respingevano in nome della carta straccia costituzionale lodi utili per tutti. Ma di problemi politici, o dimissioni per l’eroe neanche l’ombra, nonostante l’apice critico e problematico rappresentato dalle esternazioni di Berlusconi, “non sono un santo“. Come un vero paladino filmico che non può mollare, pena la rescissione del contratto fiduciario con lo spettatore stesso, che si aspetta in qualche modo un lieto fine tutto esplosioni, morti e bacio finale.
Eppure, forte di un calo di consensi neanche troppo madornale, (d’altronde il pdl darà lavoro a tutti, ma ancor prima a gli italiani) il premier(oe) ha risalito la china grazie agli eventi tartaglieschi, a graffietti “bubù-non-c’è-più”, a vistose fasciature fuori posto, a grandi lettere d’amore verso il popolo così solidale. E che amore, tutto il partito ne ha tratto beneficio. Ed era questo il momento per il contrattacco. Da portatori di nuova virtù ritrovata, di un nuovo spirito mediatico pimpante e deciso, il male ingannatore è stato pian piano surclassato, insabbiato, oscurato. Niente più 10 domande, niente più quotidiani rompicoglioni troppo in auge, processi brevi approvati, fermate dell’autobus a palazzo Grazioli soppresse per far spazio a taxi ripieni di tacchi alti e lingerie di pizzo e popolarità in salita grazie alla vittoria assoluta del buono contro il maligno.
E come ciliegina, spunta ora anche il piano complottista portato avanti dal male nel tempo (e miseramente fallito). E la D’Addario come esca, con la quale giudici, comunisti, ribelli e malandrini hanno tentato di distruggere la candida reputazione del protagonista. Ovviamente, non c’è scampo per le menzogne dei cattivi e tutti i nodi vengono al pettine, grazie a Panorama, Libero, Il Giornale.
The End
(rivoglio il prezzo del biglietto)






