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“Infama et impera”. Tecniche brevettate per talk-show politici

By Menzo

Sull’onda dei litigi e delle fandonie tipiche dei politici che si scannano nei talk show, ho letto con molto piacere quanto scritto da Edmondo Berselli su L’Espresso del 18 febbraio.

“Una delle tecniche da talk show inventate dagli spin doctor (i portavoce alla Cape(ca)zzone) del centrodestra è semplice e irresistibile: dire sonore bugie. Le bugie sono inconfutabili, ammutoliscono gli interlocutori, richiederebbero verifiche d’archivio, e in studio non c’è modo né tempo”.

Francesca Pascale al convegno "Scredita, colpisci e nascondi la mano" organizzato dal centro-destra. La giovane rampante non è la solita velina prestata alla politica, e ha dichiarato: "sono stata graziata da Dio per aver conosciuto Berlusconi". E, visto che la sua è solo capacità e caparbietà, ha deciso di imparare a fondo le tecniche per il consenso.

Sicuramente vero, quante puttanate possiamo sentire in una baléra politica televisiva? Gente che si insulta, che tira acqua al proprio mulino, che per non finire completamente spiazzata, getta fango qua e là. Niente di strano, ormai. Però, la tecnica, a pensarci bene, è infallibile:

“Ciò che interessa ai protagonisti non è rivelare qualcosa, uno scandalo, una verità nascosta, ma semplicemente far vibrare un elemento emotivo. Poco importa della verità: importa che l’intera audience venga coinvolta in una vera o falsa entità semantica, che metta nella memoria quella dichiarazione, in modo che al momento buono risuoni ancora nell’intelletto”.

Pensate a Berlusconi che, al termine del confronto con Prodi nel 2006, si gira verso la camera, entrando di sorpresa nelle case degli italiani, dichiarando “abolirò l’Ici, avete capito bene“. Oppure, se questo non è proprio un esempio calzante, prendiamo il caso riportato dallo stesso Berselli sul suo articolo:

“Poche settimane fa a “L’infedele” di Gad Lerner, una giovane esponente del Pdl, Francesca Pascale, [...] ha aperto il suo discorso accusando esplicitamente Rosa Russo Jervolino di avere compiuto brogli alle elezioni comunali di Napoli. Qualche voce si è levata a contestare questa affermazione, priva di ogni prova, [...] ma dopo qualche minuto la discussione ha cambiato segno e dei brogli della Jervolino non si è più parlato. Per la cronaca, la Jervolino ha querelato, ma prima di una sentenza definitiva passeranno alcuni anni e intanto la signorina Pascale avrà ottenuto il suo scopo”.

Che scopo? Quello di cui sopra. Alla gente rimarrà in testa, in qualche modo, Jervolino=brogli. La politica si fa solamente mediatica. E questa non è cosa nuova. Ma far leva su diffamazioni+falsità+accuse infondate ad effetto, correlate alla lentezza della giustizia in caso di querela per dichiarazioni mendaci e diffamatorie, correlate agli scopi a breve termini sulle “labili” e poco informate menti degli italiani (quanti di coloro che ascoltano una frase così andranno a verificare con Internet o altro?) è davvero da infami. Tocca gridarlo: a n’famoni!

Sorge però un dubbio. La colpa è dei politici e delle loro tecniche subdole o degli italiani che non capiscono le prese per il culo di questi elementi? Facciamo fifty-fifty?

feb 17th, 2010 | Category: Satirattualità
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