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Fotoreportage: La Rassegna Stagna a Legaland. Intervista a un brucia-barboni

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Cos’è Legaland?

La nostra permanenza a Legaland ci ha permesso di assistere esterrefatti ad un “incidente”.

Gli attimi di tensione che hanno lasciato attoniti gli operatori di Rassegna Stagna. Un ragazzo benvestito con lacca in testa tenta di dare fuoco ad un povero barbone

Ore 8:28, lungo il corso principale di Legaland. Stavamo raggiungendo Ana Laura per un’intervista, quando la nostra attenzione è stata catturata dal vociare sul lato opposto della strada.
Lì, sul marciapiede, era parcheggiata una macchina di grossa cilindrata, carica di ragazzi che a ritmo urlavano frasi e slogan.
Abbiamo raggiunto il capannello e ci siamo intrufolati in mezzo ai giovani. Davanti a noi, uno dei ragazzi, che gli altri incoraggiavano, stava cercando con una torcia di far fuoco ad un senza tetto che dormiva sulla panchina. Non che stesse ancora dormendo eh, anzi, protestava rumorosamente contro i deficienti che tentavano di arrostirlo, ma niente, il ragazzo continuava ad avvicinarsi agli indumenti e al cartone che ricoprivano il vecchio per capire quale prendesse fuoco prima.
La polizia che passeggiava lungo il corso non sembrava interessata, i ragazzi continuavano a berciare, il barbone cercava di scappare, e noi abbiamo provato a mandare a quel paese il novello inquisitore. Ma abbiamo preso solo delle legnate.
Alla fine, il ragazzo deve essersela fatta sotto, perchè con frasi minacciose e patetiche ha avvertito il barbone che la prossima volta non l’avrebbe risparmiato, ed è risalito sulla jumbo-mobile con i suoi amici.
La troupe di RS ha dovuto bere diversi billini (succhi di frutta) per riprendersi.

Ore 11:21 Usciti dal bar dove ci eravamo fermati per riflettere, ci incamminiamo verso il centro. Mentre andiamo, ci imbattiamo nel ragazzo che ha provato a dare fuoco al barbone non più tardi di una pausa-merenda fa.
E’ in uno dei bar più trendy di Legaland, rigorosamente vietato agli stranieri, e lui sta facendo il figo in mezzo ad altri coetanei. Decidiamo di intervistarlo per capire perchè per lui è importante mettersi in mostra con metodi da cerebroleso. Quando glielo chiediamo, Pierfrancesco -questo è il nome del ragazzo- accetta di buon grado.

RS: Tu sei originario di Legaland?

PF: Sì, sono nato qua da genitori di Legaland. Anche i miei nonni erano di qua. Una vera famiglia di Legaland insomma.

RS: Ci racconti qualcosa di te?

PF: Ho 19 anni, sono iscritto al primo anno di Ingegneria della Plastica, ma ancora non ho dato esami; me la prenderò con calma perchè i miei hanno una fabbrichetta che produce materiali in plastica, e allora so che finirò lì. Intanto, approfitto della vita, no? Gioco a basket in una squadra di qua, i Celti, e sono iscritto alle sezioni giovanili del partito. Sono abbastanza attivo e in vista, tu che dici? (ride)

RS: Già. Senti, perchè stavi per dar fuoco a quel barbone, poco fa?

PF: Boh, così, perchè in giro con gli amici e non sapevamo cosa fare. In più, la settimana scorsa è successa la stessa cosa in un’altra zona di Legaland, più malfamata, e alla fine la polizia si è pure complimentata con il gruppo di ragazzi per il lavoro di pulizia che han fatto. Anche a me piacerebbe una medaglia o qualcosa di simile.

RS: Ma ce l’hai solo con i senza tetto o anche con gli immigrati?

PF: Tutti e due. Tutti e due dovrebbero sparire da Legaland.

RS: Perchè?

PF: Perchè non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi, e dopo quei sei mesi se si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi. Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni abitante di Legaland a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari. E lo stesso vale anche per i barboni, chè, tanto, anche loro, sono molto spesso immigrati, mica gente del luogo. O no?

RS: Già. Noi ti ringraziamo e ti salutiamo, per oggi ne abbiamo sentite abbastanza.

E così siamo usciti dal locale, dove intanto Pierfrancesco si stava già pavoneggiando con gli amici. Usciamo alla chetichella, con le spalle alla porta, continuando a sorridere e a fare ciao con la mano. Gli auguriamo in coro una buona vita, completando mentalmente la frase con l’aggettivo “breve”.

Pierfrancesco, 19 anni, durante l'intervista concessa ad RS. Ci ha firmato la liberatoria con una X

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mar 2nd, 2010 | Category: Satirattualità
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