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Minzolini, servo autonomo in libero regime

By Menzo

Lo giustificherà? “Sono indipendente e autonomo, io”, sbotta il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, rivendicando tutti i suoi editoriali di questi mesi. Così, il giornalista tenta di stemperare le accuse, Trani, e le telefonate con il premier che lo incastrerebbero come marionetta del governo. Quindi, il passare oltre le escort di Berlusconi (semplicemente oscurando le notizie), gli attacchi contro la manifestazione per la libertà di stampa, cui si dissociò la stessa redazione, la sicurezza con la quale si definivano “cazzate” le dichiarazioni del pentito Spatuzza, la difesa a spada tratta di Bertolaso coinvolto in scandali e il caso assoluzione di Mills, secondo il Minzo, non sarebbero stati forniti da precise indicazioni. Indipendente sì, allora, un grande, paladino della libertà d’espressione.

INSEPARABILI - Con Minzolini Berlusconi dorme sonni tranquilli. "Non importa se gli dico o non dico cosa farne dei suoi editoriali, - afferma il premier - di lui ci si può fidare"

Quindi, è tutta farina del suo sacco. Colloqui telefonici con Berlusconi o meno (Minzolini si difende dichiarando che “tutti i direttori del Tg1 hanno sempre parlato con i premier e con i politici che vogliono interloquire”), è possibile liberare Augusto dal torchio mediatico. E’ indipendente, forse è vero. E’ un uomo libero, vero: di dire ciò che gli pare sul primo Tg nazionale, il massimo esempio di obiettività e trasparenza che dovremmo avere quando accendiamo la televisione; è libero di sparare a zero sulle piazze; è libero di assumere ad assoluzione la prescrizione; è libero di fare scudo, fondamentalmente senza prove, su indagini attinenti a uomini vicini al potere (basta dire, premier docet, “è ridicolo, grottesco, assurdo” et similia); è libero di sovrapporsi alla magistratura e di esprimere i dubbi riguardo le dichiarazioni dei mafiosi; è libero, inoltre, di fornire disinformazione celando volontariamente casi nazionali come le ossessioni perverse di chi dovrebbe guidarci e altro.

Nessuno vuole un Minzolini muto, sordo o dimezzato, nè pensiamo che la sua metafora mussoliniana (“come ai tempi del duce, mi si vuole cacciare, blablabla”) sia pertinente. Il duce sarebbe stato felice di averlo come direttore dell’agenzia Stefani.

mar 15th, 2010 | Category: Satirattualità
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