RSPope.jpg

Stiamo andando affanculo (sha-la-la)

By

Questo verso è una delle poche tracce di vocalità del “biondino tarantolato degli 883” in una canzone, “Rotta x casa di Dio”, che trattava il delicato tema di un gruppo di ragazzi in esplosione ormonale a cui si rompeva il navigatore satellitare. Infatti una delle domande più frequenti che una persona arriva a farsi, ad un certo punto della propria esistenza (scalzando dal primo posto la filosofica:”Chi siamo?”) è: “Che fine ha fatto Mauro Repetto?”-“Ma chi?”-“Dai, quello biondo degli 883!”-“Aaaaaah….”. Bene, ve lo dico io.

Repetto oggi (al centro ovviamente, grasso e smaghito), attorniato ancora da fan

Partiamo con ordine. Il nostro Mauro incontra Max Pezzali al liceo scientifico a Pavia, patria della pellicceria Annabella e delle zanzare. Siccome Max era ripetente e tutta la scuola lo chiamava “Max denti marci” o “quello che senza collo”, l’unico amico che aveva era il suo compagno di banco, che aveva l’abitudine di attaccargli le caccole sotto la sedia, il Repetto. Dopo aver tentato di brevettare invenzioni rivoluzionarie (“…ci manca solo il disco orario solare…” da Con un deca) iniziano a scrivere canzoni condite di parolacce e pippe che piacevano un sacco ai brufolosi di inizio anni ’90. All’inizio mandarono una musicassetta al guru della musica-mondezza di allora, Claudio Cecchetto, scegliendo il bellissimo nome di “I pop”. La cassetta conteneva il capolavoro  “Non me la menare”. Cecchetto non resistette al mix esplosivo del duo, dove uno, Pezzali, esponeva l’argomento musicale, mentre il biondino, sempre sotto anfetamine, eseguiva mirabolanti scenografie, con il nuovo nome di 883 (meglio di “I pop” per lo meno).

Dopo il primo inno generazionale “Hanno ucciso l’uomo ragno” (brutta storia di un supereroe che non si è fatto gli affari suoi e viene ucciso dalla Kimbo o dalla Lavazza, ancora non si sa) escono in successione, con un successo clamoroso, “S’inkazza” e “Con un deca” vendendo quasi 600.000 copie. Con il successivo “Nord, sud, ovest,est”, storia di un cowboy con la labirintite a cui fregano la ragazza, raggiungono l’apice della loro carriera: memorabile il video di “Come mai” con Pezzali che duetta con un tossicissimo Fiorello mentre Repetto va a figa tra il pubblico. E’ l’inizio della fine, qui Mauro inizia a sentirsi un tantino inutile. Dopo l’uscita del rarissimo “Remix ‘94”, disco di cui si sentiva particolarmente il bisogno, Repetto chiama Pezzali a Milano e gli comunica che sarebbe andato a Parigi alle giornate della moda e di non aspettarlo alzato. Qui avvenne l’irreparabile: in Francia conobbe una modella di colore, Brandi, e Mauro perse la brocca.

Pezzali e Repetto posano per la stampa. Giubbotto jeans e T-shirt 883, reperti anni '90, oltre a una chitarra elettrica mai suonata

Con una scusa del cazzo (“Devo prendere un periodo di riflessione…”) Mauro va ad inseguire il sogno americano tanto agognato nelle sue canzoni per mai più ritornare negli 883. Repetto, con velleità artistiche, raggiunge Broadway e si improvvisa regista e Brandi la sua musa/attrice. Ma il mondo, caro Mauro, è proprio stronzo e anche tu gli hai dato una mano: dopo aver sperperato migliaia di dollari facendo “l’americano” (era lui a pagare per tutto, staff, vitto, alloggio, viaggi), la simpatica Brandi fece una ricerca e scoprì che le credenziali di quel biondino non erano proprio quelle che lei credeva e lo mollò su due piedi. Ed è proprio in quel periodo di disperazione e depressione che l’artista venne fuori e scrisse il suo capolavoro: “Zucchero filato nero”, prodotto dal fidato Cecchetto. Ma l’album si rivelò un flop di vendite e non resse il confronto con il disco in uscita di Max Pezzali, ancora con l’etichetta 883, “La donna, il sogno e il grande incubo”, contenente brani firmati ancora Pezzali/Repetto. Vatti a fidare degli amici. Le canzoni di “Zucchero filato nero” rivelano il lato oscuro degli 883, e, nonostante brani come “Baciami qui”, “Ma mi caghi” e “Voglia di cosce e sigarette” (che mostrano la vera malattia per la figa di Mauro), il disco finisce nelle bancarelle per i veri cultori dell’introvabile. A quel punto il nostro eroe torna in Francia dove viene preso a lavorare a Eurodisney vestendo i panni di Pippo. Ma ecco che arriva la svolta artistica della vita, l’occasione da prendere al volo che il nostro volenteroso Mauro non si lascerà di certo sfuggire: Repetto viene promosso e sale di grado scalando la gerarchia sociale dei personaggi Disney e da Pippo passa a vestire i panni dell’orso Baloo, dove i suoi balletti convulsi vengono finalmente apprezzati. Un uomo veramente coraggioso.

Ma c’è tempo per l’ultimo colpo di fioretto: nel ’98 durante un concerto degli 883 in Piazza Duomo a Milano, Repetto sale sul palco all’insaputa di tutti, anche dell’incredulo Max Pezzali (che stava già pensando: “Ecco, questo adesso vuole i soldi…”) ricevendo un’ovazione da stadio. Lo “Stiamo andando affanculo” pronunciato da Cisco, che di solito lascia i cessi degli autogrill un vero schifo, andrebbe cambiato in “Stai andando affanculo, caro Mauro. E ti ho mandato io.” By Max Pezzali

Repetto al culmine della carriera saluta il pubblico

L'illustrazione di una rivista underground anni '90. Autore sconosciuto.

mar 18th, 2010 | Category: Memorabilia
Tags: , , ,
  • Timon883

    haha ho riletto tutti i commenti che risate. Sto renis fa proprio ridere poteva fare il comico a zelig

  • Pingback: Il “pompa-pompa” che piace tanto | La Rassegna Stagna

  • arcibald smith

    L'invidia non è per le vette artistiche, ma per la fama, i soldi e la figa che lo pseudo Reno Raines può solo sognare, tra una pippa e l'altra.