Non piove mai quando ci sono le elezioni
By gigirix
Per tutto il giorno in Puglia splende una luce tersa e accecante. Per chi torna in questa terra dopo lunghi viaggi questa è la paga migliore. Se la tua giornata elettorale inizia con il panorama delle valli di Altamura (vigneti, rocce e fiori selvatici) puoi anche pensare che la democrazia sia qualcosa di mistico. La naturale difesa della sua purezza del mondo.

Vendola gasato quando bruciò il candidato Pd Boccia alle primarie. "Gli ho rotto proprio il culo" - dichiarò - "no, non in quel senso"
Non c’è stato risveglio. Solo un lungo viaggio che mi ha portato a finire la serata in un tecno-party. Bello il posto però. Prendo l’auto e ripercorro la strada di casa. Torno in Salento. Dormono tutti e posso pensare. “Devo andare a votare, ma quando dormo?”. La partita elettorale è più aperta di quanto si pensi. Lo dimostrano i formichieri disposti intorno ai seggi, pronti a indirizzare le formichine con la loro viscide lingue.
Tante liste. Due rivali e tre contendenti. Tantissimi “santini”. C’era poca gente nel mio seggio. Chi non ha avuto grosse motivazioni per andare a crociare la scheda oggi ha fatto altro. E quando la situazione è questa sono gli interessi in gioco a decidere la partita. Però tutto è tranquillo. Penso a quanto mi piace fare quella crocetta. Ricordo l’ultima, quando andai a farne una anche alle primarie del Pd. Esercito il diritto. E mi godo il rituale. Forse non tutti lo sanno ma le Persone Diverse vogliono votare. Sono i più difficili da rappresentare. Sono creduloni ma idealisti. In cerca costante della coerenza.
Tra gli amici ho notato un fervore unanime per l’ideologo Nichi. Per me, che ho vissuto la campagna elettorale da fuori, è una buona notizia scoprire questa dose di fiducia giovanile. Ecco il risveglio della politica penso. Avere un presidente rosso è un orgoglio. Un fenomeno che crea e attrae linfa nuova. Che incuriosisce per la sua anomalia e poi seduce. Non mancano gli scontenti. Quelli a cui le decisioni del Presidente hanno portato qualche sfavore. Come vedersi costruire una discarica vicino casa.
Le elezioni servono a questo: a giudicare l’operato delle amministrazioni. O a giudicare la scelta di un candidato. Chissà se la scommessa di Fitto (quel Rocco che a Silvio non piaceva) gli costerà la nomina di “pupone di corte”. Chissà se la Poli Bortone farà il suo compito di guasta feste. E chissà quante ipotesi terziste si scriveranno sui giornali. Chissà se Casini riuscirà a farsi un sorriso vedendo vincere Vendola. La Poli è il suo sgambetto per far cadere il Pdl e per dimostrare di essere bravo a Risiko quanto D’Alema.
Voto nella mia scuola elementare. Cerco la mia vecchia classe. Sono tutti sereni. C’è poca affluenza e poco stress per i segretari. C’è anche tempo per ricordarmi di mollare il cellulare. “Non fa le foto” rispondo, ma mi sorride e me lo ripete. Io mi chiedo se è la mia faccia a farlo sorridere. La ragazza carina che legge la mia tessera tuona: “Può votare !”. Bella, sbrighiamoci. Faccio una rapida ispezione alla scheda.
Decido se dare retta a mio padre o fare a modo mio. Le elezioni locali mettono in esposizione legami e voleri. Creano un mercato fondato sull’aspettativa. Sulle promesse e sui possibili accordi. Tutto alla luce del Sole. In questo l’Italia è uguale dappertutto. Anche per questo non piove mai quando ci sono le elezioni.
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