Cronache dallo Stretto di Messina in una notte di bus
By Menzo
Per un terrone è quasi ovvio tornare a casa, quando possibile, per le vacanze. Il problema è l’essere così disorganizzato da pensare sempre alla partenza all’ultimo momento, con i prezzi dei voli inavvicinabili. Insomma, l’unica strada per risparmiare è quella: un bel bus diretto Roma-Palermo, tante ore, tanta scomodità. Ma alla fine si può fare.

Al mare, in montagna, in macchina, in bus, in treno. Silvio è sempre presente sulla bocca dei fedeli. Fonte iconografica: Lampidipensiero
Stazione Tiburtina, partenza, ore 21. Il pullman è fondamentalmente pieno. La mia vicina di posto è una ragazza di 20 anni, logorroica e un po’ fuori dal mondo. Mio fratello mi aggiorna via telefono dei risultati elettorali definitivi. Mando un messaggio a un amico, “Italia di merda”, mi risponde con una secca bestemmia dopo due nanosecondi. La mia riservatezza è poi distrutta da una miriade di domande della giovane compagna di viaggio tipo: “segui la politica? Che partito? Perchè? No perchè io non ci capisco una mazza”. Vabbè. In ogni caso, parliamo fondamentalmente di niente fino alla Calabria e dopo ore e varie cazziàte della gente desiderosa di silenzio ma consapevole dell’impossibilità di dormire, si tira avanti fino al guado dello Stretto.
Villa S. Giovanni, attesa imbarco, ore 6 del mattino. La fila di macchine per il traghetto è grama, la gente sul bus in dormiveglia. Dalle file di davanti un vecchio, dal tono compiaciuto e per farlo chiaramente sentire a tutti, dichiara a gran voce “la vittoria della Polverini in Lazio”. Debutta il mormorìo. Tra chi se ne frega, la signora che comunica al suo bambino (che gliene fregherà a lui, invece) “sarà contento papà” e chi accenna a un commento bloccato solo dall’imbarazzo, il Silvioseguace trova da dire con una signora. “È inconcepibile che gli italiani votino ancora questi, guidati da un mafioso”, sottolinea quest’ultima. Applaudo dentro di me. Ma il vecchio si scalda: “Cosa intende dire, che chi vota Berlusconi è un cretino?”. Interviene l’autista, cercando di portare la calma, ma con un sorrisone fà la battuta, che tanto battuta non è: “tranquilli, sono le sei, non è il caso…e forza Berlusconi”. La signora non demorde: “è una mia opinione personale, caso Mills, Berlusconi il corrotto, ecc…”. Anche lei sembra viaggiare un tantino sul sentito dire.
A questo punto, inizia il vero show. Il vecchio tira fuori dal cilindro Garibaldi, chissà perchè, poi Craxi e Andreotti, mai “odiati” quanto Berlusconi oggi. Non ce la faccio più. Comincio a blaterare anche io dalle retrovie. “Ma che cazzo c’entrano, ma che dice questo? L’odio, Craxi, Andreotti? Emilio Fede evidentemente ha successo con voi”. La mia giovane vicina è mezza scandalizzata. Nessuno intorno ha comunque voglia di tirare il discorso per le lunghe. Ma il vecchio continua a parlare di Berlusconi. È scatenato, lo difende, tutti ce l’hanno con il povero premier che non è certo mafioso, insulta Di Pietro. La signora è stanca. Io no. “Si faccia processare quella merda!”. Stavolta, più o meno lo grido, alla Piero Ricca. Il silenzio è rotto da due timide risatine. Poi non mi caga più nessuno. La rivoluzione è fallita e nel mentre ci imbarchiamo. Mi dispiace, maestro Monicelli. Ti amo, Sicilia.









