Speciale Festival del Giornalismo di Perugia. Il primo giorno
By Menzo
Non potevamo non andare. E non perchè chissà come sarebbe cambiata la nostra vita, ma sguazzare tra aspiranti giovini reporter e conferenze anche interessanti avrebbe potuto essere appagante. E in effetti così è stato. Alle nove e mezza dunque tutti in macchina (il sottoscritto direttore, il redattore Gigirix e lo stagista brasiliano che non parla bene italiano Henrique), da Urbino, destinazione Festival del Giornalismo di Perugia, oggi all’esordio della sua IV edizione.

Il direttore di Rassegna Stagna (a destra) con lo stagista brasiliano, già in odor di licenziamento (vedere seguenti foto)
Al nostro arrivo, un bel cielo nuvoloso ci dà il suo benvenuto. Prima tappa, Hotel Brufani press room, per ritirare l’accredito stampa richiesto qualche giorno fa. Una sboronata in questo caso, inutile quanto magnificamente estetico. Non faccio neanche in tempo a metterlo al collo che le amicizie del sottoscritto si fanno valere: un’amica al lavoro per Radio Reset, quella ufficiale del festival per intenderci, e il suo disponibilissimo e simpatico direttore non si lasciano sfuggire l’occasione per un’intervista a bruciapelo. Si parla del progetto Rassegna Stagna, i perchè, i come. Una piacevolissima chiacchieratina, giusto per tastare l’atmosfera intervistosa che ha caratterizzato, anche in maniera snervante, tutto il pomeriggio. Promettiamo altre incursioni durante il festival e cominciamo la nostra giornata di conferenze, non prima di un bel panino in piazza, rigorosamente preparato in redazione. I fondi disponibili non ci permettevano lussi, mentre lo Stato e i privati se ne fregano di finanziarci. Fanno bene. La mia felpa verde Lega Nord è un chiaro segno di protesta.
Optiamo per l’appuntamento delle 14.00 con Alfredo Macchi, inviato Mediaset, per il suo workshop su foto e videoreportage. La discussione sulla realizzazione di un lavoro del genere lascia spazio a un po’ di sana noia. Meglio la seconda parte, con le sue foto scattate personalmente in zone rischiosissime quali Afghanistan, Haiti, Libano. Ottimo poi il video, sempre da lui girato, sugli extracomunitari che da Patrasso tentano di sbarcare in Italia nascosti nei tir. Come prevedibile, alla fine delle due ore un formicaio di ragazzi accerchiano il Macchi per interviste da pubblicare un po’ qua un po’ là, con un turno da numerino al banco salumi. Sono scalmanati. Faccio appena in tempo a strappare una rispostina su una curiosità che avevo in testa, dopo la visione del servizio.
C’è poco tempo per rilassarsi, ci sono Concita de Gregorio, figa, con Joumana Haddad (giornalista, scrittrice e poetessa libanese figa) in teatro, si parla di Donne (bistrattate), Media (bistrattatori) e Potere (merda?). Il posto è pieno, la discussione verte sull’intuibile e sul risaputo; c’è anche il tempo per qualche frecciatina a Berlusconi. Tuttavia, non guasta affatto e il tutto scorre bene. Ai lati della platea un viso noto: Gad Lerner segue i colleghi in piedi, sigaro spento in bocca, aria tra il sorridente e il serio. La mia penna scorre da sola. Mi accorgo tardi che ho disegnato un profilo del giornalista stempiato su un foglietto. Da lì, è automatico: una bella dedica (“A Gad con affetto, il direttore di Rassegnastagna.com, altresì detto Augusto Menzolini”), il foglio ripiegato. Mi alzo. “Scusi signor Lerner”, “si?”, “ho un messaggio per lei, tenga”, “ah, grazie”. Non resto là, non so dunque se ne ha riso un minimo. Magari mi chiama a “L’infedele” come nuovo Vauro.
Eppure il buon Lerner lo abbiamo incontrato nuovamente alla presentazione del suo libro “Scintille” poco dopo, verso le sette, mentre Gigirix andava a fare l’inviato alle invettive di Carmen Consoli. Non ha fatto parola del pizzino. C’è omertà in questo festival, poco ma sicuro.
















