Gianfranco Berlinguer ti voglio bene
By Menzo
Lo avevamo predetto, ed era il “lontano” 21 novembre 2009.
Da quando Fini è il presidente della Camera, probabilmente per influsso del predecessore Bertinotti, si sbilancia sempre più, giorno dopo giorno, verso falce e martello. Gli inquirenti sospettano di strani intrugli voodoo studiati dall’ex segretario di Rifondazione Comunista e versati sulla poltrona istituzionale, qualche giorno prima della caduta del governo Prodi II, quando ormai era chiaro che ci sarebbe stato presto un cambio della guardia. E in effetti, se il Duce trasformò l’ira socialista in gaiezza nera, Gianfranco procede all’inverso.
da Il compagno Fini colpisce ancora. Bertinotti sospettato di stregoneria
Ieri, alla direzione nazionale e sotto gli occhi di tutti, l’esplosione di Fini. Le pesanti accuse personali a Berlusconi, a Il Giornale e alla Lega, le mimiche irruente, l’ironia, la difesa degli extracomunitari e dei diritti umani, la risposta immediata e infastidita del premier. “Che mi vuoi cacciare?” Disse infine Fini, come un proletario al padrone. Ma non lasciò il partito.
E fu così che continuò imperterrito come spia rossa all’interno del Popolo delle Libertà. E come presidente della Camera dei Deputati. Ma altro che fine del partito, come titola oggi Il Fatto Quotidiano. Semplicemente continua a esserci un rompicazzi comunista imprevisto in più. Berlusconi trema sotto le coperte di Palazzo Grazioli e si riscalda come può, con l’amore di qualcun altro. Sono passati 5 mesi da quelle prime, vere, avvisaglie rosse finiane; che potenza quella sbobba di Fausto Bertinotti, fattucchiera dalla erre moscia.
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