Fini litiga e non se ne va. Berlusconi: “divorzio da chi mi pare”
By gigirix
I panni sporchi si lavavano in famiglia, nell’era della “pop politics” si chiamano telecamere e giornali e si organizza il fratricidio in diretta. Nel Direttivo nazionale del Pdl, saprete, non si sono risparmiate rappresaglie, affronti e pugnalate. Fini voleva sfidare Berlusconi, portarlo su un palco e metterlo sotto esame? Voleva palesare l’insofferenza del capo verso le procedure democratiche e il confronto? Voleva serrare i ranghi e fare la conta di quanti lo potrebbero seguire? Missione fallita.
Una delle regole del populismo è impedire il formarsi di frazioni e opposizioni interne: per essere decisionisti d’assalto bisogna avere le mani libere, anche all’interno. Berlusconi ha evitato di strutturare Forza Italia come un partito vero, di organizzare i propri seguaci in modo stabile, preferendo che altri mezzi (le sue tv) legassero il popolo e il suo governo. Ora combatte il primo accenno di autocoscienza di quella parte del Pdl che sa di non essere in un partito vero. Quelli che in An operavano come si faceva negli ormai desueti partiti di massa sono politici da museo. Qui si lavora con trucco e parrucco. Si prova il sorriso davanti allo specchio per mezz’ora, come Silvio prima del confronto con Prodi nel 2006. Fini o è stufo di tutto ciò o ha tentato un bluff finito male.
L’ex leader di An, che non sarà il massimo nella coerenza e nemmeno l’eroe dei sogni antiberlusconiani, ha chiesto dal palco che il governo si muova. Berlusconi ha replicato a suo modo: non rispondendo. Anzi, promettendogli una quota de “Il Giornale”, un gran contentino.
Quando gli si tocca lo scettro del potere il Caimano diventa feroce. “Avrei preferito che dicesse ‘me ne vado’. Invece vuole restare e logorarmi. Ma ora, con il documento approvato dalla Direzione Nazionale, abbiamo lo strumento per sbattere fuori dal partito chi non si allinea alle decisioni”. Ancora una volta si modifica tutto e si fa come dice lui. Tanto, parole sue, “si litiga in due, ne basta uno per divorziare”. E lui è ormai esperto di divorzi. Dalla moglie, da Fini, dalla realtà, dai capelli e dall’Italia.










