Obbligo di rettifica per il web: prego, accomodatevi
By Menzo
Tempo fa sul blog Il Nichilista, ho avuto una piccola discussione riguardo il ddl Alfano, altresì intercettazioni con Fabio Chiusi, l’autore del post. Fondamentalmente sostengo due opinioni, come potete evincere da questo editoriale. Non è detto che siano contrastanti, si combinano, forse.
Siamo sicuri, il ddl intercettazioni è una porcata. Il bavaglio, le pene a editori e giornalisti, i divieti di pubblicazione di determinate faccende. Fin qui, tutti concordi. Ci siamo anche abituati, non sarà nè la prima nè l’ultima iniziativa suina di questo governo. Per quanto riguarda la Rete, la protesta nasce invece dal presunto “obbligo di rettifica che tutti i siti informatici devono garantire al soggetto preso in considerazione negli articoli (e di cui scriviamo qualcosa)”. Secondo Chiusi, il cui intervento potete leggere al link suddetto, la Rete finirebbe per essere “chiusa per rettifica”.
Dò la parola alle mie parole, questa la risposta che gli diedi:
Non sono poi così convinto di ciò che hai scritto; il diritto di rettifica “consiste nella facoltà, da parte dei soggetti di cui siano state diffuse immagini o ai quali siano stati attribuiti atti, pensieri, affermazioni, dichiarazioni contrari a verità (secondo il soggetto ovviamente, ndr) da parte di una radio o una televisione di richiedere all’emittente, privata o pubblica, la diffusione di proprie dichiarazioni di replica, in condizioni paritarie rispetto all’affermazione che vi ha dato causa”. Se sul blog scriviamo una cazzata non rispondente a verità, è giusto o no che il diretto interessato smentisca? Può farlo nei commenti, certo, ma l’estensione della rettifica per il web non comporta la censura (censura mi impedisce di farlo, qua posso farlo con quest’obbligo che può rendere anche interessanti i contenuti, ndr). Perchè il tuo post rimane, insieme, in caso di contatto dell’interessato, al post in cui egli spiega le sue ragioni. E al quale tu puoi commentare ancora.
Il nichilista mi ha risposto con le parole di Guido Scorza, avvocato e presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione. Quindi, anche i gestori di “blog” e di testate “amatoriali” sul web sarebbero tenuti ad attivarsi, entro 48 ore dalla richiesta a loro pervenuta, alla modifica delle informazioni pubblicate. Sennò, scatterebbero le pene per il blogger “distratto” che eviterebbe certe affermazioni per non incappare nel rischio.
Questo è un punto di vista sacrosanto, e concordo con una parte di ciò: per un amatore potrebbe essere difficile o impossibile rispondere entro 48 ore, rettificare, fare un post e quant’altro. Il blog non è una testata registrata e i tempi possono e devono essere differenti. Ma, sarebbe giusto o no, interessante o no poter dare voce ai diretti interessati? Sempre meglio una rettifica di una denuncia a cazzo di cane, con tutte le sue rogne legali da affrontare (perchè il popolino è chiamato a risponderne, a differenza d’altri). Preferirei che Renzo Bossi chiedesse una rettifica su Rassegna Stagna perchè abbiamo scritto che è stato bocciato tre volte alla maturità, per dirne una, se vuol sostenere la non fondatezza della notizia. Il lettore si farà la sua idea. Io dico la mia, tu dici la tua, io ribadisco le mie opinioni, se ho una fonte, un qualcosa. Mi sembra una buona applicazione dell’art. 21 cost, in realtà.
Va da sè, quando noi facciamo satira possiamo avvicinarci alla cazzata. Eppure, la satira quanto è effettivamente vicina alla notizia? Quanto si lega ai fatti d’attualità e di pubblico interesse? Spesso, o sempre. Si condisce il tutto con creatività, ma si sostiene un’opinione. E siamo liberi di farlo, vogliamo sentirci liberi di farlo. E tornando alla rettifica, 48 ore sono troppo poche, in effetti. Ha ragionissima Fabio Chiusi. Il commento sul suo blog avrebbe un valore in più, senza considerare quel lasso di tempo. Quindi, passasse il decretino e applicato con rigore, sarebbe un disastro. Per quanto mi riguarda, se proprio devono farlo, che aumentino il raggio tempistico web. E dopodichè, vadano affanculo. E siccome se lo faranno non lo aumenteranno ovviamente, vadano affanculo comunque.
Vaffanculo alla rettifica, al ddl intercettazioni. Chiedetecele pure le rettifiche: vi pubblichiamo, sicuro. Ma siete pur sempre a casa nostra.










