RSPope.jpg

Il “pompa-pompa” che piace tanto

By Reno Raines

Dopo mesi a riflettere sulle malefatte, sugli orrendi misfatti compiuti dalla mia tastiera indegna di battere “Max Pezzali”, mi sono chiesto: “A chi diamo fastidio adesso? Mango? I formaggini Susanna?”.

HAPPY BIRTHDAY - Sono tornate, e potete toccare di nuovo la tetta con su scritto Pump. Contenti?

I grandi temi dell’universo mi hanno portato con i piedi per terra, ad un gesto semplice che piace tanto a noi uomini, ma anche a lor signore femminucce: la palpatina. Gesto sdoganato in società dai nostri politici che ci insegnano quanto ben di dio c’è in un tailleur istituzionale o in una sexy tuta da scherma. Ebbene, questo semplice gesto venne condensato nel lontano 1989 in un articolo sportivo sul quale sfogare i nostri impulsi più reconditi: le Reebok Pump. Con una modica spesa di 175 dollaroni di allora ti portavi a casa tutta la tecnologia Reebok di un pallone scorreggione. Il primo modello era una triple combo viola-bianco-arancione che facevano a cazzotti tra loro, ma poco importava perché, posate le dita sulla linguetta, ci si imbatteva in una tetta in miniatura da palpare e palpare. E più si palpava più si percepiva che qualcosa stava accadendo, i pascal dentro la scarpa schizzavano alle stelle e ci si ritrovava il piede come una ‘nduja calabrese.

Con il piede sottovuoto le prestazioni miglioravano di brutto, l’unico problema era quel principio violaceo di cancrena all’arto che non sempre era apprezzato da tutti. Ma tranquilli, una valvolina ti permetteva di sfiatare l’aria mefitica incamerata all’interno della calzatura e ritornare alla sensazione di una scarpa qualunque. Invece no. Non era una scarpa qualunque. Era appositamente studiata per bloccare qualsiasi movimento goffo (quelli, per intendersi, che portavano alla slogatura della caviglia e alla derisione pubblica nel cortile della scuola) e per fornire una base solida tipo quella dei soldatini. Infatti i numeri partivano solo dal 45 e mezzo, per cui era frequente vedere dei nani di un metro e una banana calzare dei Moon Boot da palombaro.

Poi le Pump iniziarono un lento declino dovuto alla concorrenza spietata di altre marche: le Nike posizionavano cuscinetti d’aria sotto la suola, le LA Gears montavano led stroboscopici tanto sobri e poco fastidiosi nel tallone e qualcuno (forse la Lelly Kelly) pensò addirittura di iniettare l’aria con una pratica siringa direttamente nel piede, senza sapere che così si muore. Il testimonial numero uno delle Pump era il piccolo Shaquille O’Neal, che calzava il numero 78 e le usava come silos per il frumento. Adesso, per la gioia dei fan, il modello Pump sta tornando in auge (come accade spesso, i rifiuti sepolti tornano in superficie) con colori nuovi; che naturalmente non c’entrano un cazzo l’uno con l’altro (es. il marrone, l’indaco e il giallo terra di Siena) e una nuovissima linea dedicata ai 7 vizi capitali. Ma non l’aveva già fatta il Magnum, il gelato più chic del mondo?

Fonte foto: threadpeople

mag 23rd, 2010 | Category: Memorabilia
Tags: , , , , , ,