Il tuo gatto è triste? Adesso non c’è quasi più niente da fare
By Menzo
Ma di chi è la colpa, dei boss universitari che creavano ‘sti corsi per offrire cattedre agli amici o degli studenti che si iscrivevano, attratti da un nome di dubbio principio accattivante?
Negli ultimi due anni, 469 corsi di laurea farlocchi sono stati debellati, perchè “poco frequentati e con incerte prospettive lavorative”. Diciamo anche che non vi era vergogna nel proporre a uno studente di belle speranze e amante degli animali il “corso di laurea in benessere del cane e del gatto“, in cui il rigido piano degli studi offriva probabilmente robe come “storia canina dello scodinzolamento felice” o “teorie e tecniche delle fusa ipocrite”. Con una triennale così, quale sarebbe stata la continuazione del percorso? Ovviamente una specialistica con “laboratori di accarezzamento rilassante” e “psicologia felina del bagnetto difficile”, al massimo. Possiamo poi immaginare un’ipotetica presentazione del neolaureato: “salve, sono il dottor Rossi”, “ah, veterinario?”, “ehm, in realtà non proprio”, con tutti gli imbarazzi del caso. Insomma, per la depressione dei nostri amici domestici, ci si può rifare solo ai dieci laureati che hanno discusso la propria tesi prima che il corso chiudesse i battenti. Diventeranno richiestissimi sul mercato, ci scommettiamo.

TESI DI LAUREA - La discussione finale, 20 cfu, dell'ultimo laureando in "benessere del cane e del gatto" prima che i tagli investissero l'università. Aveva dimostrato come chat room e social network avessero migliorato sensibilmente la socialità di Artemio, il suo animale domestico
In alternativa c’era il mitico “corso di laurea in turismo alpino“, ove imparare bene a coinvolgere i turisti ciccioni tedeschi e svizzeri nell’intonare “OOOOLALALAIIIIIUUUUUUUUHH”, con e senza eco. Unico problema l’occupazione: uno specializzato in turismo alpino non ne capisce niente di lidi balneari, mentre un laureato in “scienze della riviera romagnola” non ha la competenza in cioccolata calda dopo giornata di sci. D’accordo la specializzazione in un settore, ma non bastava una laurea in “turismo” generica?
L’operazione di taglio dura dall’anno accademico 2007-2008. Noi nel nostro piccolo ringraziamo a gran voce la riforma Moratti del 2003 per lo spezzettamento dell’offerta, per il 3+2, per gli avvoltoi da cattedra e per le false speranze riposte nella maggiore settorializzazione professionalizzante. L’università è in crisi, dicono. E grazie al cazzo, aggiungiamo.
Fonte foto: Reset-Italia









