L’amore è eterno fino al prossimo contratto
By redazione
Non è la storia di un film di Verdone e neanche il titolo di una canzone. Questa è la vera storia di un uomo passionale, un uomo latino e colmo d’amore. La storia di José Mourinho, nato in Portogallo, con un passato da calciatore semiprofessionista non troppo brillante. La sua fortuna iniziò quando assunse la carica di alleantore in seconda dell’olandese Van Gaal ai tempi del Barcellona. Era il lontano 1997, quando dal balcone del governo regionale della Catalunya, un po’ come se stesse recitando “Romeo & Giulietta”, dichiarò al festante pubblico catalano, fresco di vittoria in Coppa del Rey: “Oggi, domani e sempre con il Barça nel cuore“. Ma in fondo era ancora un giovanotto, quella fresca vittoria gli aveva dato troppa euforia. E d’altronde, quella era solo la prima storia d’amore, non si scorda mai ma passa in scioltezza.

ZERU AMORI - Non che, a dispetto della foto, sputi sui piatti dove ha mangiato, ma Mourinho si conferma un discreto puttanone
Perché il passionale José, come la parabola del figliol prodigo, tornò in patria per allenare il Porto, che veniva da un periodo di stagioni opache. “Profeta in patria” fu ribattezzato. Divenne l’idolo della tifoseria dei “dragoni”, con la quale conquistò diversi titoli. Amatissimo dai suoi giocatori e dal pubblico, ricambiò l’amore baciando lo stemma della squadra. Vinse persino la Champions nel 2004, ma durante le celebrazioni non festeggiò. Era già slanciato verso un nuovo amore, verso una nuova passionale storia. Così partì alla corte di Abramovič, diventando il nuovo allenatore del Chelsea. Il passato non aveva più importanza, il suo unico ed eterno amore era divenuto l’Inghilterra, con i suoi stadi moderni, i campi impeccabili ed il pubblico caloroso sugli spalti. Anche qui lasciò il segno con le sue vittorie. L’empatia raggiunta con i blues era così alta che non avrebbe più lasciato Londra. Purtroppo, il suo egocentrismo, l’ultima stagione non esaltante e le ripetute multe inflittegli dalla Football Association, lo condussero al divorzio.
Ma Mourinho non demorse e poco dopo sposò la causa nerazzurra. Desiderava riportare la squadra di Moratti all’antico splendore dei tempi di Herrera. Divenne il baluardo di una tifoseria, pronto ad immolarsi contro la stampa e contro gli avversari per il bene di sua moglie, l’Internazionale. Attaccato e perseguitato dai rivali ed osannato dai fans interisti, dichiarò: “Ho vinto con Chelsea e Porto, ma il feeling con l’Inter è per sempre. Sono uno di loro. San Siro è casa mia“.
Eppure, come l’epilogo di “Via col vento”, il devoto sturm und dranger Mourinho si fece travolgere nuovamente dai sentimenti. Alla fine della finalissima vinta con il Bayern, fiumi di lacrime dentro e fuori lo stadio. L’abbraccio commovente con Materazzi. La fuga con la macchina del Real Madrid pronto a fargli firmare un nuovo ed oneroso contratto. L’amore, ha sempre il suo prezzo. Elevato.
Fonte foto: linformazione









