Potere, soldi e inciuci politici: il dietro le quinte dei mondiali di calcio / 1
By redazione
Potrebbe essere il titolo di un romanzo, di un film oppure di un articolo d’inchiesta. In realtà è solo una riflessione visionaria che con tutta probabilità non troverete da nessun’altra parte (forse). Il calcio è diventato lo strumento che permette di poter indirizzare le scelte politiche ed economiche di una nazione e chi si aggiudica il mondiale risolve in parte i propri problemi interni, proprio perché esso permette di anestetizzare qualsiasi situazione, anche la più critica. Non ci credete? Proviamo a ricostruire un breve percorso delle competizioni passate, ricche di eventi quantomeno dubbi. Perchè a noi la dietrologia piace.

BACKSTAGE MONDIALE - Uno sconosciuto e accaldato inviato durante i mondiali. La sua panza nasconde i misteri di Italia '90 e Usa '94
Iniziò tutto con il presidente della Fifa Jules Rimet che organizzò nel 1934 il primo mondiale. La prima edizione giocata in Uruguay fu vinta dai padroni di casa. Solo un caso, ma in effetti la successiva edizione, quella del 1934 giocata in Italia, fu conquistata nuovamente dagli organizzatori. Si disse che il duce avesse fatto molte pressioni sulla squadra (da mandare in esilio in caso di sconfitta) e soprattutto sulle classe arbitrale. Poi nel 1938 l’edizione francese fu vinta ancora dalla squadra di Vittorio Pozzo (i francesi non ce la fanno nemmeno con le spintarelle), ma nessuno ovviamente si ricorderà che a causa delle guerra e dei vari problemi diplomatici ottime squadre come Argentina, Austria, Uruguay e Spagna non poterono partecipare nemmeno.
Dopo la pausa dovuta al conflitto mondiale, l’edizione del ’50 si giocò in Brasile. I padroni si casa raggiunsero la finale ma furono sconfitti 2-1 dall’Uruguay. La finale del Maracanã fu un dramma per tutto il Paese, fu proclamato lutto nazionale e molta gente che aveva scommesso ingenti somme sulla vittoria del Brasile finì in rovina o si suicidò. L’edizione successiva giocata in Svezia nel ’54 fu invece vinta dai verde-oro proprio contro gli scandinavi. Sicuramente la compagine di Pelé era la squadra migliore, ma aveva comunque bisogno di vincere a tutti i costi. Nel ’62 edizione “tranquilla” e ancora una volta stravinse il Brasile di Pelé. Quello che più saltò all’occhio fu però lo straordinario risultato del Cile che arrivò a giocare la semifinale grazie ad aiuti arbitrali non indifferenti. Quattro anni dopo, a Inghilterra ’66, la squadra della Regina Elisabetta II vinse 4-2 una storica finale contro i rivali di sempre, la Germania, proprio con un gol fantasma assegnato dall’arbitro svizzero.
E così, da queste premesse se vogliamo anche casuali, l’innesco della strana serie di eventi successivi…
(continua)
Fonte foto: barzellette









