Una città vergognosa
By Menzo
L’anno scorso, esattamente il 19 luglio, ho partecipato alla marcia delle agende rosse, da via D’Amelio al vecchio quartiere natale di Paolo Borsellino, la Kalsa di Palermo. A distanza di 17 anni (ora 18), un grande rammarico. Poca gente volenterosa, tra cittadini civili e associazioni antimafia, qualche politico, qualche pezzo grosso della Procura, gli immancabili Salvatore e Rita, fratelli di Paolo. Ma chi “guidava” il corteo? Un ragazzo biondino di Bergamo, con megafono.
I suoi “Palermo svegliati” echeggiavano nel silenzio di una domenica estiva, tra i palermitani in macchina che ci guardavano straniti e strafottenti. Dal profondo nord, un gruppo di ragazzi tentava di svegliare la morte più totale. Onestamente, ho provato vergogna, vergogna per la mia città e per quel fiume di gente stessa che era di fronte la Cattedrale, sconcertata e ululante il giorno dei funerali del giudice Falcone. Dov’erano, dove saranno nei prossimi giorni? Nel mentre, un piccione morto piombava giù da uno dei palazzi che chiudono la via D’Amelio stessa. Un bel segnale intelligente.
Pochi i lenzuoli bianchi sbandierati fuori dai balconi come richiesto dagli organizzatori. Solo uno, in prossimità del porto, fece scattare l’applauso. C’era anche una scritta: “Paolo non è morto”, o qualcosa del genere. L’anziana signora che lo aveva steso si beccò anche l’applauso, rispondendo a gesti e con commozione. Una su un milione. Il resto, serrande chiuse e sguardi sudati e da dimenticatoio.
Adesso siamo in prossimità dello stesso anniversario. Il popolo delle agende, piccolo ma aggressivo, ricomincia a prepararsi. Mentre le statue in gesso di Falcone e Borsellino, situate ieri in centro, sono state danneggiate da ignoti e rinvenute tranciate stamattina. Diciotto anni sono davvero troppi, forse, per la mente comune. Meglio dimenticare, meglio distruggere, meglio farsi i cazzi propri e divertirsi con quel poco che la città offre. Tipo due statue di gesso. Meglio che vengano da Bergamo con un megafono, che è più comodo, che tanto non scendo comunque in strada. Eppure io, che ero un bambino, ricordo ancora l’autostrada divelta all’altezza di Capaci. Non di tutta l’erba un fascio, ma di tutta l’erba una buona quantità. Non volermene, amico bergamasco: “Palermo, fai cagare”.
Fonte foto: Ansa





