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Mani pesanti VS Mani pensanti

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Sono uno studente, e ho due mani. Solitamente, uso la mano destra per scrivere, palleggiare, scaccolarmi e per la maggior parte delle restanti azioni quotidiane. La sinistra è di accompagno diciamo, si congiunge con l’altra le rare volte che prego, ogni tanto mi ci masturbo, ma di solito è davanti gli occhi per coprirli dallo schifo quotidiano.  In questo momento però, non ho la penna nella mano destra, e non mi ci sto nemmeno scaccolando. Ho un cartello, scritto dalla stessa mano che lo sorregge, sul quale c’è una rima di protesta a favore della cultura. La sinistra si è presa un attimo di pausa, ed ora è chiusa in un nostalgico pugno puntato al cielo, simbolo di qualche istinto ribelle ereditato, ma intensamente mio.

NON PERDE IL VIZIO - Una fotoproiezione dell'autore dell'articolo tra 25 anni: stessa rabbia, 31 denti in meno per via delle manganellate

Il poliziotto che mi ritrovo davanti ha due mani, proprio come me. Nella destra ha un manganello, e lo tiene stretto con il suo guanto nero, che così tanto stona con il mio (così?) sinistro pugno che gli copre il cielo. Come se gli fosse mai interessato, il cielo, a quel poliziotto. Lui obbedisce, se gli dicessero di caricarlo, lui lo caricherebbe, il cielo. Peccato che oggi gli abbiano detto di caricare me. Nella sinistra il poliziotto non ha un cartello con qualche rima, che so, sulla legalità, sulla patria. No, nella mano ha uno scudo di plexiglas, per proteggersi dai “violenti terroristi che si infiltrano tra gli studenti”. Con quell’aggeggio davanti e quel casco fantascientifico non lo riconosco nemmeno, i suoi occhi sono irraggiungibili. Li immagino marroni, opachi, vuoti di senso. Come il mestiere che fa, come le azioni che compie. Mia madre dice sempre: “Dagli occhi capisci chi hai davanti”. Appunto, ho un fantasma in questo momento. Che poi mia madre diceva anche tante altre cose, di lasciar perdere le manifestazioni, di studiare, di pensare al mio futuro costruendomelo come dice lei e come si deve, ma non l’ho ascoltata. Non l’ho mai ascoltata molto mia madre.

Sono uno studente con due mani, una sul cartello e l’altra chiusa in un pugno, e il poliziotto con due mani davanti a me decide di caricarmi. Che poi non è che ha deciso lui, c’è qualcun altro che gli ha detto di farlo, ma il risultato è lo stesso. E intanto penso che comunque lui lavora per la sicurezza del suo stato, del parlamento che ci rappresenta, che infatti chiude i battenti per due settimane perchè anche lui, proprio come noi, non ce la fa più. Io, alla fine, manifesto per i cazzi miei, per il mio futuro. Fra i due, l’egoista sono io.  E, immerso in quei ragionamenti, io, studente con due mani, decido di alzarle al cielo, in segno di resa nei confronti del suo altruismo. Il poliziotto forse non vede il mio amichevole gesto, oppure lo fraintende (gli uomini di stato fraintendono spesso), e mi dà una manganellata. Magari me la merito penso, e continuo ad avvicinarmi con le mani in alto, vorrei quasi abbracciarlo, fargli capire che ha ragione in fondo, che non lo capisco ma tutti sbagliano. Lui mi dà un’altra manganellata, e un’altra ancora, non si ferma più. Il poliziotto con due mani, una sul manganello e l’altra sullo scudo, mi sta picchiando. In nome dello stato. Io, studente con due mani protese verso l’alto, sto prendendo una mazzata dopo l’altra. In nome di me stesso, e del mio futuro. E in questo casino, forse per tutte le botte che sto prendendo, non ricordo più se avevo un cartello o un manganello in mano. E soprattutto, se serve il manganello per aver ragione.

La vita è una questione di cosa ti trovi in mano, e non sempre serve aver ragione. Basta star dalla parte giusta.

Fonte foto: quotidiano.net

dic 5th, 2010 | Category: Satirattualità
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  • marcio

    GRANDE!
    Oggi tu studente, potresti essere dovunque e chiunque.
    L'importante e che ti rialzi e scrivi,parli,canti,suoni,giochi…
    Perchè noii le mani le sappiamo usare non solo per picchiare.