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Che 2011 del cazz

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Come molti di voi sapranno, questo non è uno spazio in cui raccontiamo i cazzi nostri personali. Ovvero, in realtà sì, perchè tutto quello che di idiota succede là fuori può influire sulle nostre vite e sui nostri intelletti, anche se in effetti non vi riportiamo, come succede spesso in altri luoghi, quante volte pisciamo al giorno, quanti spritz ci beviamo con i nostri amici virtuali o se il capo a lavoro ha provato a scoparci in bagno.

Beh, per una volta lo farò, per mostrare a tutti la testimonianza diretta dell’esistenza di un qualcosa di più forte di noi: il malocchio.

QUANDO A CENTOCELLE? - Con lui in giro tutto ciò non sarebbe mai successo. E pensare che sarebbe pure gratis?

Tutto comincia un paio di mesi fa. Le cose non vanno poi così tanto male, qui a Roma. Ho un lavoro diciamo decoroso, quantomeno per la paga più che per il contenuto professionale, e posso permettermi qualche sfizio in più. Tra questi, un affitto a Centocelle e una macchina (usata, ma seminuova) con la quale posso andare al lavoro e farmi anche i cazzi miei di tanto in tanto. Gioie materiali, per carità, ma acquisite con il sudore. Insomma, una notte scendo di casa. Via deserta. Aziono il telecomandino, niente luci che segnalano l’apertura. Penso che forse non è la mia, guardo la targa. È la mia. Guardo dentro. Due tipi hanno gli occhi sgranati e mi fissano. Resto impietrito. La tipica coppia di ladri sgangherati, il cicciobaroccio e lo smilzo che non parla. Il ciccio scende piano, mi guarda e mi dice che non ha toccato nulla. Dopodichè i due alzano i tacchi e cominciano a correre. Danni alla portiera, al cruscotto, ma soprattutto un gran rodimento di culo.

In fin dei conti è andata bene. La macchina va comunque e mi riprometto di portarla in concessionaria per una controllatina. Nel mentre mi chiama la banca per comunicarmi la probabile manomissione con rischio clonazione carta di un bancomat in cui avevo prelevato 20 euro, con conseguente blocco immediato consigliato della carta stessa e attesa di giorni e giorni. Comincio già a sentire il peso di una battaglia me VS malavita romana. Coincidenze, se volete. Finchè qualche giorno dopo, di sera al lavoro, mi arriva la chiamata del mio coinquilino. “Ehi, ma ti sei chiuso dentro con la catenina”? “No, sono al lavoro…”. Capisco. Corro a casa, dobbiamo rompere la catenina con il flex del vicino. Erano entrati dal balcone scavalcando in maniera allucinante dalla finestrella delle scale interne. Il bottino? Il mio Macbook, quello dell’amico e 50 euro che avevo nel cassetto.

Il carabiniere che interviene è un pelato che difficilmente avanzerà di grado. Ogni nostra supposizione diviene automaticamente la sua. “Sono passati dal tetto, forse”, sosteniamo. “Sì, è così”, sostiene. “Sono zingari acrobati”, diciamo. “Sì è così”, sostiene. In ogni caso, non c’è niente di più inutile di una denuncia furto, se non per i fini di un’assicurazione che noi, ovviamente, non abbiamo. Perdo anni di foto personali mai passate su un altro supporto, e il valore affettivo di un computer che mi aveva accompagnato per due tesi di laurea, un erasmus e mille altre cose. Adesso in mano a feccia sociale che può alzarci al massimo 60 euro da un Mac di sei anni fa con plastiche spaccate e lento come non mai.

Finita l’autocommiserazione, arriva anche il momento, sempre procrastinato, di portare la macchina in officina. Mi incolleranno le due plastiche penso, gliela porto più per scrupolo che per altro. Preventivo di 600 euro. Bloccasterzo rotto, blocchetto d’accensione da cambiare, e altro. Sono costretto a mettere di mezzo il perito e l’auto è ancora là. Sembra che almeno mi abbia riconosciuto tutti i danni, almeno.

Il padrone di casa si è dimostrato abbastanza amorevole. Ci mette le grate in balcone e si interessa molto. Fino a qualche giorno fa, che al telefono mi fa: “non volevo dirtelo perchè magari è una troiata, ma ho parlato con un mio collega di lavoro che fa le carte per passione e spesso ci azzecca sulle cose, così, per gioco. Sembra che a rubare in casa vostra sia stato un ragazzo che è conoscente/amico di una ragazza che tu o l’altro ragazzo conoscete”. Potere della chiaroveggenza. Si vabbè. Io so solo che piove sempre sul bagnato. Viva le ronde di quartiere.

Fonte foto: pixelorchestra

feb 3rd, 2011 | Category: Gli editoriali del direttore
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  • cassie

    “a rubare in casa vostra sia stato un ragazzo che è conoscente/amico di una ragazza che tu o l’altro ragazzo conoscete”.
    Nobel al tuo proprietario di casa.
    e comunque si, c'ho mandato un amico mio a fottervi tutto e ti sto scrivendo dal tuo mac spaccato che va a manovella.

    cassie