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Casalinghe si nasce (e poi si smette)

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Dopo mesi di immeritato “dolcefareuncazzo” e dopo essermi nascosto dai fan di Max Pezzali tra le aspre montagne afghane, un fatto mi desta e mi porta a pensare al decadimento della figura femminile oggi. Non c’entrano nipoti di Mubarak e versioni edulcorate delle buone e “vecchie” mignotte, le escort; ad essere tirata in ballo è la tradizione culinaria italiana, tanto invidiata da popoli poco evoluti in questo campo, perchè il massimo che si possono permettere è un piatto di cozze con le patatine fritte.

E MO' TE LA MAGNI - Attenzione, giocattolo non adatto a bambini con lievi disturbi di normalità e con allergie a reazioni chimico-nucleari

Andiamo con ordine: nei ruggenti anni ’80 le piccole femminucce, guardando le operose madri cimentarsi tra fornelli, forni e sgorgatori del cesso, cercavano anch’esse di emulare il genitore/casalingo con giocattoli che simulassero i lavori domestici. Il prodotto principe era il “Dolce forno” della Harbert, un vero e proprio forno in miniatura che cuoceva pasticci e pizzette grazie alla potenza di due semplici lampadine da 100 watt: il simpatico genitore anni ’80 lo regalava al proprio figliolo/a, pensando in maniera sottointesa:”Toh, tieni, e non scassare più i coglioni”. Dall’altra parte c’era la Giochi Preziosi che rilanciava con “Friggi Friggi”, una piastra magica che cuoceva braciole e costolette di agnello in plastica, dando l’impressione della cottura attraverso un geniale e chimicissimo cambiamento di colore, tendente al bruciacchiato, il tutto senza grassi né odori.

Il mercato delle piccole casalinghe era fiorente: il “Dolce Pop corn”, sempre della Harbert, che produceva pop corn su larga scala, la “Macchina del gelato” prodotta da Gig e pubblicizzata dal rubicondo Bruno Sacchi che, con delle sospette bustine chimiche della Cameo (una delle prime joint venture dell’industria italiana) creava dal nulla un gelato al cioccolato simil-cacca.

Ma il non plus ultra, il top della gamma, il sogno di ogni bimba casalinga era “Nouvelle Cuisine” della Grazioli Giochi. Odiosa la pubblicità in tv, ancora più odiosa era la smanìa di possedere la mini-cucina apribile, dove l’optional più desiderato era il lavello che funzionava davvero: magia dell’ingegneria idraulica.

Partendo da questa base di buona volontà in età infantile, ci si aspetterebbe che una fanciulla, arrivata all’età della pubertà, tiri il collo ai polli, faccia l’erba ai conigli e la pasta fatta in casa come riflesso incondizionato, ogni volta che sorge il sole. Invece no. Avviene qualcosa di inspiegabile ad un certo punto, si dimentica la voglia di pasticciare e fare casino con gli ingredienti, in un gioco che dovrebbe protrarsi naturalmente, visti i presupposti e le buone speranze infantili. Invece no. Quando i miei occhi vedono ragazze indipendenti, emancipate, che studiano lontano dal loro paese, preparare un sugo prendendo un barattolo di passata e vuotarlo senza pietà in padella e chiamarlo “sugo”, penso ai loro futuri mariti brandire bastoni e urlare alla luna, alle loro nonne che ballano il “Meneito” dalle tombe; e io, che mi chiedo che ne è stato di tutta quella plastica inutile nei fondi delle soffitte.

Fonte foto: alebino

apr 12th, 2011 | Category: Memorabilia
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  • Samuela Conti

    complimentoni…davvero interessanti e spassosi tutti i vostri articoli