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Vietato ai migliori (o Teorema della sopravvivenza quotidiana)

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Assioma di partenza: il futuro è una terra selvaggia, non esiste mappa o sentiero tracciato, quindi machete in mano e si va. Avanti.

DI TROTA, VIRTU' - Permetteteci di dissentire: call center, 800 euro, è una gran cazzata

Tesi da dimostrare: il mondo in cui viviamo non lascia spazio a chi se lo merita, o almeno a chi pensa di meritarsi uno spazio. Forse perchè non c’è più, spazio (o non c’è più merito? Cos’è il merito quando dilaga la mediocrità? Distinguersi dal grigio basta? E soprattutto, qualsiasi sbirro in tenuta antisommossa può essere considerato come esempio di fuga dei cervelli?)

Svolgimento: sono un ragazzo di venticinque anni, la metà dei quali passati su sedie sghembe e libri affascinantemente polverosi. Sono laureato da un anno e collaboro con un’azienda con un contratto di formazione. Gratis. Anzi no, sono la vicina di casa di quel ragazzo, ho ventitrè anni e ho due tette della madonna. Da quando ho quindici anni non posso andar in giro che con questo culo si girano tutti. Grazie a dio (e a mio padre, in realtà) ho conosciuto Lele, un agente di spettacolo, che mi sta facendo realizzare il mio sogno, fare la valletta da Emilio Fede al tg4. E in cambio non mi chiede niente, solo divertirmi in qualche serata. Ma sono anche un giovane appassionato di violino, senza genitori, che passa le giornate a farsi consumare dal sogno di poter studiare in un conservatorio. E  poi sono un figlio di papà che si gratta le palle tutto il giorno, tanto la mia cattedra ce l’ho, papà me l’ha promessa. No, cazzo non sono neanche lui. Forse sono un prete di periferia che morirà nella sua desolata parrocchia? O sono un vescovo che ha paura di diventar papa perchè ha qualche vizietto di troppo? O forse sono quel ministro che prima inveisce in ogni modo contro gli extracomunitari e poi vorrebbe lui stesso uscire dalla Comunità europea (ah, il significato delle parole..). No, non ne ho idea della mia identità. Maledetta schizofrenia, quanta confusione può creare, nonostante mi riempia delle intere giornate, eh…

Comunque sia, in questo caos una cosa la so: so di essere parte di una società dove è presente tutto quello che mi credo di essere: non me le sono inventate quelle identità, non sono personaggi del mio schizofilm alla Cameron. Vivo in un cazzo di paese dove va avanti il figlio beota di un vecchio beota, solo perchè il beota Jr è figlio del Sen. beota. Sono loro che si spartiscono i posti che contano, e lasciano agli altri normoparentati (e magari anche normocerebri, ma questi son altri discorsi) gli avanzi. E quando ti capita una di quelle briciole, devi comunque rendere grazie per tenertele strette. Basta un filo di vento per spostarle, un movimento di giacca proprio.

Come fare quindi? Come sopravvivere a questi sentieri sgangherati tracciati nella più impervia delle giungle? Bisogna saper ingoiare, e non parlo di pratiche sessuali utili solo a diventar ministri della repubblica: il trucco è razionare tutto il veleno che ti viene proposto ogni giorno, centellinarlo per non farti corrodere la gola. E quando magari ti risale e ti si ri-impone, quel conato sarà la dignità rimasta, e non resta che sfruttarlo. Prendi e sputalo, in faccia al prossimo che ti chiederà qualche prestazione in cambio di un tuo diritto, a chi ti proporrà il prossimo stage di formazione gratuito. A chi proverà a mangiarti in testa solo perchè ha un cognome altisonante o blasonato, tu mangiagli il cuore, che tanto non gli serve. Il tuo invece mantienilo, preservalo dallo schifo quotidiano, pronto a donarlo ai primi occhi che riescono a non fartici pensare, che da soli possono riempire interi palazzi e quartieri. E quando li incontrerai, in quel preciso momento troverai la soluzione.

Fonte foto: liboriobutera

(per auspicio) CVD     

A Joe Strummer

apr 15th, 2011 | Category: Satirattualità
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