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Cari commentatori di “Una giornata con Evergreen”

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Cari commentatori, lettori e detrattori de “Una Giornata con Evergreen” siate la gioia dei nostri giorni. Vi ringraziamo per la serie di commenti irrisori rivolti all’autore dell’articolo.

La vicenda personale narrata nell’articolo ha assunto la qualità di ‘notizia’ grazie alle vostre letture. In termine tecnico si dice: “ha coperto un buco”. Nè quotidiani nè televisioni locali mettono in agenda realtà come questa, che coinvolge centinaia di giovani in cerca di lavoro. Nella provincia di Lecce ho avuto la possibilità di incontrare ragazze e ragazzi capitati nella mia medesima situazione e che si sono detti pronti a raccontare la loro giornata. Se chiamati a farlo, anche con una mano sulla bibbia e una sul cuore.

Ai nostri fedeli lettori diciamo che Rassegna Stagna si era già dichiarata disponibile a qualsiasi modifica e/o correzione riguardo ai contenuti del pezzo, eppure niente è pervenuto se non commenti più o meno autentici. Volendo esaminare i fatti: la giurisprudenza ha elaborato dettagliatamente i limiti di operatività del diritto di cronaca; le condizioni necessarie affinché il reato di diffamazione venga scriminato sono di tre tipi: a) che vi sia un interesse pubblico alla notizia; b) che i fatti narrati corrispondano a verità; c) che l’esposizione dei fatti sia corretta e serena, secondo il principio della continenza.

In quanto all’attendibilità dei fatti narrati. Esiste un’ovvia distorsione motivata dal fatto che il racconto è scritto in maniera soggettiva da chi l’ha vissuta, gli eventi riportati però corrispondono a precisa realtà. Per rendere interessante l’esperienza in oggetto non occorreva altro che la narrazione precisa dei fatti e del loro susseguirsi. L’annuncio civetta, la mail ricevuta (riportata nell’articolo senza alterazioni), il colloquio fissato su mia telefonata e poi tutto ciò che è successo quel 20 luglio, sono fatti riportati con trasparenza. Lascio il giudizio sull’esposizione ad un lettore imparziale. Nemmeno voi, che da dentro l’azienda e con nickname del tipo dite la verità, commentate le parole riportate e/o minacciate querela, avete occhi imparziali. L’articolo in questione è solo una testimonianza. A cui lettori e detrattori stanno dando importanza, facendone un punto di informazione per coloro che oggi su Google cercano il nome di Evergreen e trovano questo articolo tra le prime voci suggerite.

Tutta colpa di Google - Il nostro articolo ha scalato il ranking del più famoso motore di ricerca piazzandosi attualmente al sesto e ottavo posto. L'autore è stato costretto alla latitanza. Per farlo sentire meno solo, ogni mattina, i dipendenti di Evergreen inviano dall'ufficio i loro commenti.

Per coloro che mi credono uno scrivano figlio di papà, col culo flaccido per le troppe ore davanti al computer, la cui fame è paragonabile alla voglia di una merendina, incapace di distinguere un’azienda diretta da X da una diretta da Y, rispondo che dovrebbero leggere nuovamente l’articolo, se l’hanno davvero letto per intero almeno una prima volta. Io non conoscevo al momento del colloquio l’identità nè di uno nè dell’altro signore. A rivelarmi il mistero sono state le facce dei miei due compagni di ventura, che alla mia domanda sull’identità di Antonio Vergari hanno risposto, con espressione sbigottita, che non conoscevano nella loro azienda qualcuno che rispondesse a quel nome. Ne il signore dall’accento forestiero si è qualificato con nome e cognome al momento del nostro primo incontro. In sostanza, avevo collegato l’identità del suddetto Vergari, mittente della mail con la quale mi si invitava a prenotare un appuntamento, con il volto dell’uomo che mi riceveva a colloquio. E poi, non ho rifiutato il lavoro per le mansioni che richiedeva ma per l’atteggiamneto avuto dal mio interlocutore quando gli ho spiegato la mia situazione. Io chiedevo un lavoro che si conciliasse con due altre attività. Che io considero prioritarie, nonostante non rendano niente. Questo mi pare che nessuno dei detrattori l’abbia preso in considerazione. E’ stata una libera scelta. Che poteva essere anticipata, se in fase di colloquio il suddetto interlocutore avesse specificato le attività che si sarebbero svolte “nel giorno di prova”. Non ho alcuna bava alla bocca, invidia per i 3mila euro guadagnati al servizio di un’azienda cotanto seria. Fino al 24 ottobre ho lavorato come magazziniere e tra sudore e polvere non ho avuto nessun rimpianto per non aver guadagnato 2mila euro al mese facendo contratti in giacca e cravatta. Con i vostri commenti  - che allietano la nostra bacheca con periodica precisione – confermate le impressioni riportate in chiusura dell’ormai famigerato articolo Una giornata con Evergreen.

Ultimo e più importante aspetto. L’articolo è stato pubblicato su questo aPeriodico senza essere corretto dall’autore e dal suo editor. Per questo i nomi dei due ragazzi che mi hanno accompagnato in quel giorno sono stati riportati per intero. Mi scuso con loro. Non avevo nessuna intenzione di giudicare la loro condotta nè di fare da delatore nei confronti dei superiori, nè di usare particolari di quella giornata per interessi personali. A voi e a tutti i lettori, grazie.

nov 16th, 2011 | Category: Comunicati Stagna
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