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Il Dottor Paranoia e l’amore

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E’ un autunno di quelli come tanti, le foglie e i governi sono cadute da un pezzo in questa nazione mediterranea, ma il clima è tutt’altro che temperato. Fa freddo, talmente freddo che non si può star a casa. Meglio un raffreddore che la pelle d’oca sul cuore.

E allora di corsa fuori, con i sogni in una tasca e le paranoie nell’altra, pronto a lanciarli in aria non appena trovo la forza. Attraverso la strada a testa bassa, non calcolando il pericolo di quest’azione, distratto come un bambino a messa con la nonna, intento a ricordare la tasca dei pantaloni dove sono le chiavi della macchina e la tasca del megagarage dov’è la macchina stessa. Meccanicamente apro la portiera, aziono i riscaldamenti e accendo la radio che suona il primo pezzo commerciale che mi è venuto in mente quando ho pensato alla canzone che non volevo assolutamente sentire. Esco dal parcheggio, e per la prima volta alzo lo sguardo, e in un attimo capisco il nocciolo del problema.

Una fila di gente come me, chiusa in un metroquadrato di ferro (o di plastica, quando ti dice male) con le ruote che sbuffano smog e merda peggio di me, pronti a rombare al primo accenno di movimento e a suonazzare il clacson al primo pretesto buono; il tipo accanto canta a squarciagola un pezzo napoletano masticando contemporaneamente un chewing gum, che se non fossi razzista gli chiederei come fa. Davanti a me un cartellone mi ricorda che il mio migliore amico è una carta di credito, perchè solo lei mi capisce al volo e, se non ho i soldi adesso per comprarmi quel maglioncino liso che porto addosso, me li alza lei, che problema c’è? La radio ora trasmette l’oroscopo del giorno, una passante fa il suo dovere e passa, sgattaiolando fra il mio cofano da auto di campagna e il paraurti del mostro che ho davanti, si soffia il naso sputa e se ne va.  Tutti sembrano tranquilli però, sereni del fatto che tutto è come ieri, anche stamattina il carrozzone s’è messo in moto. Io, che non solo ma soprattutto stamattina il carrozzone lo rottamerei senza incentivi e che non so a che ora son nato quindi l’ascendente col cazzo che lo saprò mai, butto giù un boccone di terra e ricordo. Ricordo quell’amico che mi dice di non lamentarmi del traffico, perchè anche io sono traffico, e giù un’altra forchettata di terra. Ricordo quel presidente che faceva chiamare il suo partito “Partito dell’amore” e poi l’amore lo comprava all’ora, dando in cambio qualche poltrona, e giù terra a manciate. Ricordo quel quadro che mi parlava di libertà e di popoli,  quel cantautore che mi chiede di non rinnegare mai il Dio del fango e del fandango, e in un attimo sbotto. E sbocco.

Sul concetto di appartenenza e su qualsiasi conformità sociale riguardante l’amore (come puoi ridurre una terra straniera e libera a un’autostrada di frasi fatte e scelte già provate?), sulla società di oggi e sulle sue barriere morali (perchè riempire un altro quando il contesto non fa altro che svuotarti, è impossibile), sul mare d’inverno e su ogni altro vezzo romantico (comprati un mazzo di fiori, che poi ti dò i soldi, cantava quello), sull’autoreferenzialità della coppia e su me, che sbocco e non so fare altro. Solo non avere condizioni, almeno nell’amore.

 

 

 

nov 17th, 2011 | Category: Satirattualità
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