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Le monete d’oro non comprano nulla (nemmeno alla Fiera del Libro)

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Sono tornato tra gli amati libri. Quattro giorni, dodici ore ognuno, tra scolaresche che passano come stormi di cavallette tra tavolate di libri e scaffali. Dozzine di case editrici, una rappresentanza delle forze arate (di cui ancora mi chiedo il motivo), hostess e sbarbine al cui cospetto anche Nabokov si sarebbe impacciato. E’ la Fiera del Libro che si tiene a Campi Salentina.

La prima cosa che i ragazzi – miei fratelli e sorelle minori – mi hanno fatto notare è stata la scarsa dimestichezza con l’oggetto. Le prime domande a cui ho dovuto rispondere, appena aperte le porte dello stand per il quale ero stato reclutato, sono state “quanto costa questo libro?” e/o “scusi, mi dice il prezzo?”. Tra i bambini e adolescenti in pochi sapevano dove andare a cercare il prezzo del libro. Il quale da sempre e a maggior ragione in tempi di scarsezza della democrazia, è appuntato in maniera chiara e trasparente sulla terza di copertina. Ho dovuto anche fare  attenzione ad usare certa terminologia, perché per alcuni la “terza di copertina” è un entità intangibile più del prezzo. Così ho presto capito che era meglio andarci con i miei occhi in “terza” senza porre ulteriori quesiti al mio interlocutore di turno. Certo mi sto adagiando su della antropologia spicciola, abbiate fede. Dei ragazzi giunti ad ondate cicliche con scuole e insegnanti ho voluto capire e osservare un po’ tutto. A fare il semplice compito del commesso mi sarei annoiato. Invece tra un taccheggiatore individuato a fiuto (e marcato a uomo), un serie di bambini con ottima conoscenza di libri fantasy e miei coetanei che conoscevano solo il “libbro di Ibbra”, le giornate di fiera mi sono sembrate anche meno.

Discutere e lasciarsi raccontare l’ultima lettura, scoprire autori come Alessandro D’Avenia, lanciare il proprio intuito alla ricerca del titolo giusto, raccontare la vita di un autore a dei piccoli ascoltatori, aiutare insegnanti alle prese con greggi di alunni in grembiule nella ricerca de “Le tigri di Mompracen” e ricevere sentiti ringraziamenti o sguardi illuminati dal piacere di aver ricevuto un aiuto insperato, fanno più ricchi di uno stipendio da manager.

Sono consapevole che per pubblicare tre titoli di livello all’anno, il mercato editoriale debba comunque pubblicare centinaia di lavori che si vendano come il pane. Per la serie, anche i libri della Parodi hanno una funzione sociale. Però in queste situazioni ad alto contenuto consumistico capita di assistere a vere e proprie scommesse di borsa. Il primo giorno non avrei dato una lira per il libro di Tal o Qual, mentre per opere di autori (secondo me) “degni” ero sicuro di voler vedere andar via le copie con la consapevolezza che avrebbero migliorato il mondo. Stupido da parte mia, perché in Fiera come nei mercati finanziari, si specula sul momento. Sulla contingenza. E se c’è la presentazione tra venti minuti anche il libro più insulso può veder esaurite le copie. In vista di un autografo caldo caldo. E in presa diretta.

Le monete d'oro non comprano niente, come l'euro. Moneta andata in disuso nell'Unione Europea.

Il primo giorno, rubando pochi minuti alla mia mansione di maggiordomo dell’avventore di turno. Al servizio della lettura. Sono andato ad assistere alla presentazione di “Gioventù Amore e Rabbia” di Luca Telese. Il quale iniziava il suo racconto sul nostro paese dal coraggio sommerso della categoria dei giovani giornalisti. Compiaciuto e immedesimato nel caso, ho lasciato la presentazione con la speranza di veder più tardi l’autore e ricordargli quando noi di RS lo abbiamo intervistato a Perugia. Un’ora dopo, sistemate le copie del suo libro in bella vista attendevo che la pila di libri si smaterializzasse. Invece è rimasta intatta per giorni, mentre Caprarica, Spaak, Volo, Ibbra e pure Geronimo Stilton vedano la luce fuori dal padiglione.

Altra lezione sull’editoria, arrivo di soppiatto alla presentazione del libro “Dove eravate tutti” di Paolo Di Paolo. Un libro di qualità, un racconto generazionale scritto bene. La qualità dell’opera di cui si discuterà è confermata dal fatto che in una sala per 400 erano accorse una trentina di persone e un giovane steward (io). L’unico under 30 presente insieme alla moderatrice dell’incontro e all’autore del libro. Ho quasi finito il libro, sono pieno di domande ma Di Paolo deve prendere un aereo e il tutto diventa sintetico. Sarò l’unico a chiedere un ‘autografo. Un cammeo però c’è da imparare. Come quando vedi padri e figli davanti agli scaffali a discutere del fatto che un libro possa essere letto, acquistato o aggiunto alla lista delle cose da comprare per Natale. Memorabile un padre che indicando alla figlia tredicenne il titolo del libro di Giampaolo Pansa: “Eravamo poveri, torneremo poveri”, si sentiva rispondere: “E con me che c’entra?”. In quasi sessanta ore tra gente, libri e frenesia da acquisto episodi analoghi capitano a decine. La scena migliore ha visto coinvolta una mia collega, Margherita, bravissima nel accontentare le voglie e i gusti degli avventori di età infantile. Una bambina biondissima, ricciola e con le gote rosse da fotografia le chiede “Signorina io ho una moneta d’oro che cosa posso comprare?”. Erano cinquanta centesimi. Un nulla. Un tonfo al petto, simile ad altri avuti quando i prezzi dei libri ambiti erano troppo esosi per le piccole tasche degli scolari. Che cambiavano espressione e ti trasmettevano la loro delusione.

Vedere il proprio compagno di classe comprare 180 euro di libri e non potersi permettere un libro per tre/quattro euro deve spiegare molte cose della vita. Mortifica, fortifica. Io ci vedo il sintomo di un educazione al consumismo, all’acquisto senza valore. All’allevamento dei piccoli consumatori di domani. Che chissà in quale mondo vivranno. Margherita mi dice che è sempre la famiglia a scegliere se dare a un bambino i soldi per la visita in Fiera, che sono decisioni che spettano ai genitori. Non mi convince, ma è così che vanno le cose. Bisogna insegnare a leggere, ma una cosa alla volta.

 

 

nov 28th, 2011 | Category: Gli editoriali del direttore
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