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L’Ambrogino di consolazione ai dipendenti del San Raffaele

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Il Consiglio Comunale di Milano ha attribuito l’Ambrogino d’oro a tutti i lavoratori del San Raffaele. Nella motivazione si leggere: questo prestigioso attestato di benemerenza cittadina onora e gratifica ciascun lavoratore e tende a stemperare l’amarezza e la delusione nate dalla lettura di tutte le notizie di cronaca che hanno visto come obiettivo la Fondazione San Raffaele in tempi recenti.  

Cos’è il San Raffaele? L’Ospedale di Don Verzé, il centro di ricerca per l’elisir di lunga vita cui si rivolgeva Berlusconi o la clinica più scicchettosa di Milano? Il San Raffaele è un’istituto di cura con un buco di bilancio di 1,5 miliardi di euro. Situato a Segrate, est di Milano, dispone di 300.000 mq di superficie e di 1.397 posti-letto, tutti in stanze che accolgono al massimo tre degenti e sono dotate di aria condizionata. Inaugurato nel 1971, l’anno dopo ottiene la convenzione dal Ministero della Sanità e dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1973, diventa Polo Universitario della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. Nel ’76 si scopre che il direttore del San Raffaele, Don Luigi Maria Verzé ha corrotto qualcuno al Pirellone per avere la convenzione con la facoltà di Medicina dell’Università Statale di Milano e la concessione di un contributo di due miliardi di lire da parte della Regione Lombardia. Viene condannato per tentata corruzione. Sarebbe la fine di un sogno, invece come spesso accade nella storia d’Italia e nei racconti criminali, è l’inizio dell’ascesa. Nel 1977 Don Verzè è riconosciuto colpevole di «istigazione alla corruzione». Ma le accuse e le incriminazioni non sono mai arrivate a un verdetto definitivo perdendosi in archiviazioni, rinvii a giudizio e prescrizioni.

Nel corso degli anni, l’Istituto San Raffaele diviene centro di riferimento nazionale nella ricerca per lebiotecnologie, per il diabete e le malattie metaboliche, per lo sviluppo delle tecnologie biomediche. Un intero edificio è occupato dal Dipartimento cardio-toraco-vascolare. Si acquistano macchinari impensabili per qualsiasi struttura pubblica italiana. Al di sotto del livello del terreno viene costruita la Galleria delle Botteghe, una zona commerciale con libreria, supermercato, parrucchiere, caffetteria, ricevitoria, articoli ortopedici e sportello bancario. Nel verde che circonda la struttura sono presenti un’area recintata detta “Oasi del San Raffaele” che accoglie diverse specie di animali, il “Centro Ippico San Raffaele”, un maneggio dove si effettua anche ippoterapia, e l’asilo aziendale “I Pulcini dell’Oasi”. Tutto molto bello, costoso e incredibilmente lercio. Perché il Don e i suoi consiglieri d’amministrazione divengono lo snodo di una compagnia d’affari che va da Comunione e Liberazione sino al magnate americano Soros. Passando per la Banca Vaticana, l’imprenditore Angelucci (cui vengono venduti gli edifici del San Raffaele di Roma per poi passare sotto la proprietà dello Stato) e alcuni quadri di provenienza illecita ricettati per alcuni milioni di euro.

Esente dall’Ici, nel 2005 il San Raffaele ha ricevuto dal governo Berlusconi 15 milioni di euro di sovvenzioni. Cinque anni dopo, Barbara Berlusconi si laurea in Filosofia morale presso l’Università del San Raffaele. A febbraio del 2011 si scopre un’esposizione verso le banche per circa 300 milioni di euro, con l’ipoteca di tutti gli immobili del gruppo, risulta un debito verso i fornitori dell’ospedale dell’ordine di 500-600 milioni. Mentre in estate il Vaticano si propone di acquistare l’intero San Raffaele, il vicepresidente della Fondazione, Mario Cal, si uccide il 18 luglio 2011 con un colpo di pistola nel suo ex-ufficio presso la direzione della Fondazione. Troppo sapeva, nulla dirà. Di aziende, costruzioni e politici da lubrificare potrebbe parlare Don Verzé. Che è un prete strambo, convinto che grazie alla Medicina l’uomo potrà vivere fino a 120 anni. Portafoglio permettendo.

Don Verzé ha ammesso di ammirare Berlusconi, Gheddafi e Fidel Castro. Ha espresso favore per l'eutanasia e girava il mondo in jet privato. Il tutto ritenendosi un prete vero.

Mentre l’anno si conclude e il destino del San Raffaele, dei suoi dipendenti e dei suoi pazienti è ancora incerto, Pisapia e la sua giunta lanciano un messaggio. Cercando di salvare, almeno l’apparenza, di una delle eccellenze cittadine. Parafrasando le motivazioni, essi dicono: Cari dottori, infermieri, tecnici di radiologia, ricercatori e professori, portantini e centralinisti il vostro lavoro non verrà dimenticato. Non scoraggiatevi, questo è il mondo. Siete in buona compagnia, ci sono i lavoratori di Cirio, Parmalat, Alitalia, Rai, Finmeccanica che prima di voi hanno scoperto quanta merda ci sia nei propri luoghi di lavoro. Dove nidificano affari, si riciclano soldi, si vive di tangenti e intrallazzi. Agli uomini che vi comandano, la dignità del vostro lavoro interessa quanto far pagare l’Ici alla Chiesa. Essi preferiscono il prestigio di una statua alta 8 metri sulla cima dell’ospedale o il potere di far spostare le tratte aeree del vicino aeroporto. L’eccellenza medica, scientifica e umana che riempie il vostro ospedale (e salva numerose vite) serve a lavare la coscienza di Don Verzé. Che dice di sentirsi come Gesù in croce perché vede affianco a sé solo i ladroni.

Nonostante tutto, andate avanti.

 

 

 

dic 7th, 2011 | Category: Satirattualità
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