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Le favole di Gibbs / Natale all’Apple Store

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Il ventitrè dicembre del primo Natale Monti, in una piccola città della pianura padana ancora non Padana, venne inaugurato un negozio tutto nuovo della catena del compianto Steve Jobs. Lo conoscete vero, Steve Jobs? Quello che ha fatto computer ben funzionanti, e purtroppo li ha fatti pure belli, in un periodo dove essere belli era sempre e comunque metà del lavoro.

Ecco,in quel Natale di fatidica crisi -così crisi che cominciavano a chiamarla recessione per non essere ripetitivi -, ci fu l’inaugurazione di questo negozio bello bianco e minimale. Per l’occasione arrivarono genti da tutte le parti della provincia, sfidando il freddo, i traffico e il costo del carburante, i vigili urbani contenti di poter fare multe e tante altre ardimentose peripezie, come i semafori, le rotonde e le auto in doppiafila con le quattro frecce. Insomma, quella piccola città stava per accogliere un evento secondo solo alla nascita di Cristo.

Era un momento particolare, sapete, nella via del nuovo negozio le genti si accalcavano intorno ai baretti e si bisbigliavano speranze e necessità. “Sto cercando un cavetto nuovo, sai, il mio l’ha mangiato il coniglio” “Cavetto? Noo, visto che forse ci fanno lo sconto inaugurale, io pensavo proprio di comprarmi tutto il caricabatterie” e giù caffè e cioccolate calde, per far arrivare le dieci e mezza del mattino, in un sole dicembrino anche quello bello e basta chè faceva un sacco freddo. In tanti erano lì per comprarsi qualcosa con lo sconto, per risparmiare un po’, in quei giorni dove risparmiare era l’unica parola che abbondava.E poi il momento arrivò:aprirono le porte, e le persone furono accolte in quel paradiso di bisogni futuristici, di odore di plastica e di oggetti bianchi, alluminio e specifiche stupefacenti.I commessi erano tutti vestiti di blu e sorridevano felici, i sacerdoti di quel tempio tecnologico, gentili e perfetti e asessuati, in un equilibrismo perpetuo tra uomo e macchina. Le genti vi si affidarono volentieri, vuoi per un cavo, vuoi per una cover, qualcheduno per un lettore musicale, i più fortunati per portatile. Un valzer di cortesie a pagamento.

A Natale regala un sorriso ad un bambino. Ad un adulto basta un i-phone per farlo regredire.

Poi,il buio. Nel silenzio educato della fila alla cassa, irruppe una coppia, papi e figlia, con la divisa sociale del cafonato italiano, proprio lì, in quel pacifico luogo di distinzione. Lui, brutto e anacronistico, travestito da paninaro di piazza San Babila ma nel 2011, e lei, panterona maledetta con lo sguardo rapido e assassino. Subito le urla inondarono il negozio “Paaapi, guarda questo, spero proprio che il 5 lo facciano sottile così!”, toccando un ambaradan, “Paaaaapi, guarda, questo una volta era tutto uno, poi la Apple lo ha diviso e ne ha fatti due!” sditazzando una vetrina, “Paaaaapi, guarda, io lo voglio così il prossimo, è così bello!” giocando con uno schermo di un portatile. Le genti, ordinatamente nelle file, si voltarono con discrezione per capire cosa stesse succedendo lì dentro, del perché di tanto trambusto. Papi e figlia, intanto, avevano già acciuffato tre cover, quattro custodie, due pellicole di plastica per touch screen e un ghingherlo da telefonino, e si avvicinavano chiassosi e sgomitanti al bancone della cassa ignorando la fila. Perfortuna, in quel mondo perfetto, i commessi erano abituati a non far accadere i soprusi, e misero al loro posto papi e figlia, riprendendo a lavorare felici e contenti, tutti i giorni dell’anno per nove ore al giorno.

Ecco, cari bimbi, questa in realtà non è una favola, ma solo una considerazione senza funzioni di morale. Senza funzioni di morale. Senza funzioni di morale. Quando arrivi a pensare che una multinazionale che produce computer costosissimi sia il simbolo di uno stile di vita intelligente, quando arrivi a pensare che i cafoni siano il male, quando arrivi a pensare che ci sia di nuovo un noi e un loro, e tutto questo correndo, quando ti senti ripetere senza sosta nelle orecchie la parola crisi e guardi teneramente il consumo di accessori superflui come se fosse l’estrema rinuncia, quando ti ronza il testa tutto ‘sto blabla e invece fuori c’è il sole ed è semplicemente Natale, allora è tempo di arrendersi e cambiare cervello.

Buon Natale.

dic 24th, 2011 | Category: Satirattualità
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