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If all Cops were Writers (Not Pecorella!)

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Cari lettori di Rassegna Stagna, chi vi parla è un direttore che odiate e che vorreste defenestrare, ma non potete. Nell’ultima settimana di latitanza ho fatto l’amore e mi sono arrabbiato più volte per il depauperamento delle mie tasche, ma ogni volta che la mia ragazza provava a raccontarmi degli scontri in Val di Susa, io le dicevo di stare tranquilla, che tanto c’erano Cruciani e Parenzo su Radio 24 a fare disinformazione e che io preferivo restare lontano dalla confusione.

Le zanzare, lo sapete, sono di due tipi: quelle che fanno rumore e ronzano intorno all’orecchi impedendo il sonno e quelle che succhiano il sangue lasciando delle gran pannocchie come ricordo. Noi RS siamo Zanzare del primo tipo, bramiamo il rosso del sangue e se ci capita il vergolini di turno non abbiam paura di infilzare il pungiglione. A Radio 24 si vantano di creare scandalo, e dopo la solita sfilata di cariatiti fasciste, due solidi giornalisti di mestiere si prodigano nel produrre quell’infotainment che oggi viene spacciato per approfondimento politico. Alla fine, dopo due ore e mezzo di voci e toni sgraziati, rimane un gran mal di testa e, come scrisse Michele Serra a proposito di tal trasmissione, l’impressione di essere fuori luogo.

Il fatto che mi desta dal poltrire è il richiamo al dialogo fatto dai ministri tecnici (ossimoro, n.d.r) a proposito del progetto TAV. Monti ha detto che la linea della fermezza deve conciliarsi con il “dialogo”. Il ministro dell’Interno Cancelieri, in carica da poco più di 100 giorni, firmataria degli ordini d’arresto che a fine gennaio hanno portato in carcere ventisei componenti del movimento No Tav, ritiene che di “dialogo ce n’è sia stato abbastanza”. E dello stesso parere sono i leader dei partiti, Bersani su tutti. Antonio Catricalà ha ribadito che indietro non si torna: “Non ci sono punti oscuri o punti vuoti nel progetto. Abbiamo il dovere morale, politico e civico di portarlo avanti per non essere allontanati dal’Europa”. E inoltre, “non faremo referendum, ma continueremo il confronto con le istituzioni, forse dobbiamo migliorare la comunicazione”. Appunto, migliorare la comunicazione. Dialogare, senza pregiudizi.

La TAV? "Prima va sconfitta e poi ne ne può parlare!" Giuseppe Cruciani Radio 24

 

Il primo ad aderire alla linea del governo, colto da senso dello stato, è Maurizio Cudicio, sovrintendente della polizia di Trieste, che scrive ai manifestanti. “Manifestante, credimi siamo cittadini come te, siamo fatti di carne e ossa. Sai benissimo che questa guerra tra poveri e la sua strumentalizzazione non porterà alcun beneficio. Manifestare è un diritto certo ma anche noi appartenenti alle forze dell’Ordine abbiamo diritto alla nostra dignità e vorremmo alla fine del nostro servizio poter rivedere i nostri cari. Ti chiedo di ascoltarmi, protesta in tutti i modi che ritieni opportuni, ma non usare la violenza e se lo fai, pensa ai tuoi cari quanto ai nostri. Penso che questo progetto TAV procederà; voglio dirti che noi non saremo mai contro di te, ma non chiederci di farci da parte“.

Più che un invito al dialogo, un dettato di condizioni. Tutti quelli che hanno citato (a sproloquio) in questi giorni Pier Paolo Pasolini, potranno vergognarsi agevolmente leggendo questa lettera. Innanzi tutto Pasolini sapeva distinguere da che parte fossero le ragioni e di che qualità fossero i comportamenti. A Valle Giulia contestò il significato della vittoria degli studenti, non le loro motivazioni. Così come oggi riconoscerebbe le ragioni di chi lotta contro un opera tanto grande quanto utopica. E saprebbe scegliere se i poveri sono coloro che hanno scudi, manganelli e lacrimogeni, oppure coloro che seduti sull’autostrada chiedono che la decisione di traforare un montagna sia presa con legittimità democratica e non per volere di un autorità superiore.

Nella sua lettera il poliziotto cerca di far comprendere all’interlocutore l’umanità del proprio lavoro. Carne e ossa, mogli e figli, diritti e dignità. Sa di essere in guerra, non entrando nel merito del problema, lo ammette. Sa di essere parte di una violenza, che “procederà” e dalla quale non vuole disertare. Non può farsi da parte, ma non pensa di farlo. Anzi sa che nell’ora della violenza, lui dovrà esercitarne altrettanta se vorrà tornare a casa. Quello che non dimostra, lui come lo Stato e le istituzioni che rappresenta, è la disponibilità ad ascoltare. La sua disponibilità a rinunciare ai pregiudizi, esattamente quello che chiede alla controparte. Per questo sobbalzo, quando sento parlare di “dialogo”. Chiunque lo faccia, deve prima indossare la disponibilità d’animo, e dare prova di essere l’interlocutore. In caso contrario, il suo è il comportamento dell’imbonitore. Di cui ormai siamo esperti, e stufi. Il poliziotto Maurizio dice “siamo cittadini come te”. Il giorno che lo dimostreranno cadrà ogni pregiudizio sul ruolo delle forze dell’Ordine. Non penso che un poliziotto sia una pecorella. Non penso che i cittadini siano pecore. So però che quando si aboliscono le parole si arriva a confondere le pecorelle con gli sciacalli. Tra non molto, ci sarà bisogno del vostro aiuto fratelli che indossate una divisa.

Chiudo con una frase di Maria Soledad Rosas, anarchica piemontese suicida in regime di prigionia nel 1998. Aveva saputo che il suo uomo, Edoardo detto Baleno, si era ammazzato in cella in circostanze non accertate. Erano detenuti perché implicati nei sabotaggi dei primi lavori sulla linea Torino-Lione. Coraggiosi, liberi e innamorati. Antenati del movimento No-Tav. Maria Sole, scrisse poche parole prima di morire: “Ci vogliono morti perché siamo i loro nemici e non sanno cosa farsene di noi perché non siamo i loro schiavi”. La polizia non ha difeso la loro libertà, ne la loro vita. Il loro sangue è il nostro. La loro lotta non è finita. E quando nessun politico – nemmeno il Presidente della Repubblica – risponde alle richieste di ascolto, di comprensione, di un nuovo e diverso accordo, diventa più forte l’idea che ci vogliano schiavi e che Sole e Baleno avessero ragione.

 

mar 6th, 2012 | Category: Gli editoriali del direttore, Satirattualità
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