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Visco e gli economisti che non dicono nulla

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Lavorare di più, guadagnare di più. Se il mondo fosse come i liberisti lo descrivono, sillogismi simili a questo sarebbero non solo veri ma applicabili. Oggi il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha stabilito un’altra massima nella Galassia dello Zio Sam: “Il mantenimento del livello di vita raggiunto nel nostro Paese - ha detto Visco - richiede che si innalzi l’intensità del capitale umano e riprenda a crescere la produttività totale dei fattori. Non può non richiedere che si lavori di più, in più e più a lungo“.

Se il nostro paese vuole perpetuare il suo stato di benessere, costruito di pari passo con il debito pubblico, deve pensare di lavorare “di più”. Tenendo conto del fatto che Visco potrebbe anche spiegare in che maniera raggiungere tale risultato, leggo le sue parole con fame di sapere: “Un migliore funzionamento del mercato del lavoro – ha aggiunto – con la capacità di accompagnare e non con la volontà di resistere al cambiamento, va di pari passo con mutamenti profondi nella struttura produttiva, dalla dimensione delle imprese manifatturiere alla concorrenza e all’efficienza dei servizi“.

Lette per tre volte, le parole del tesoriere dello stato potrebbero essere state pronunciate da una Tinagli qualsiasi o dalla più antipatica Fornero. L’effetto è il vuoto nella testa degli italiani. I quali hanno già visto slittare la loro pensione di qualche anno senza veder aumentato lo stipendio ne l’indennità di pensione prossima ventura. Quegli stessi italiani che pagano ai propri figli le visite mediche per i concorsi, i master e gli studi universitari con la speranza di vederli “sistemati”. E che a tal fine pagherebbero anche qualche migliaio di euro di mazzetta al potente di turno (generale, professore, politico che egli sia, n.d.r).

Visco per ogni anno che rimane in attività vede scattare in busta paga un aumento per anzianità. Cosa che accade agli accademici, i manager o i giornalisti e tutti coloro che hanno un posto nel sistema burocratico, pubblico o privato che sia. A tutta questa gente non dispiace tardare la propria attività di qualche anno. Poi però ci sono gli esodati. Non ancora pensionati, non più lavoratori. Nuova classe sociale inventata nella contingenza della crisi. E ci sono i lavoratori dei mestieri logoranti, per i quali raggiungere i 66 anni di vita e i 40 di contributi equivale a cumulare sforzo materiale e usura fisica. E poi ci sono cinque milioni di under 35 che lavoreranno fino a data da destinarsi perché non avranno i requisiti per andare in pensione. Ma a quel punto – non per gufare – Ignazio Visco e i suoi simili saranno storiografia cadente.

Ecco, ogni volta che sento parlare, spiegare o comunicare un homo oeconomicus rimango tra lo stralunato e lo stranito. Prima penso di essere io l’ignorante, poi capisco che sono loro che cercano di farne – di me – uno.

mar 8th, 2012 | Category: Gli editoriali del direttore
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