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L’informazione è una lobby

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Sfruttare la passione per ottenere un servizio. Gli editori italiani sono specialisti in questo. Tanto bravi da tenere a stecchetto migliaia di lavoratori dell’informazione, correttori, cameraman, collaboratori, e portare comunque a casa contributi editoriali e incassi pubblicitari.

A Lecce durante le amministrative è andata in onda la protesta silenziosa degli operatori dell’informazione, una protesta afona, scritta su post e post-it. Nata dalla denuncia di Vincenzo Siciliano, operatore tv di Canale 8, televisione locale, che ad un certo punto è sbottato sulla sua bacheca facebook, denunciando il ritardo di otto mesi con cui l’azienda non gli corrispondeva lo stipendio.

E dire che l'arancione non tira neanche più nel PD.

Nel pomeriggio dello scrutinio ero troppo impegnato tra seggi e sezioni, ma non mi pare di aver visto il logo sulle giacche di colleghe e colleghi. Il giorno dopo però su fb è stato un susseguirsi di post arancioni. “Informazione Precaria”, “L’informazione non è un Hobby” e simili. Ci sono anche i commenti aspri di chi accusa il giornalismo strutturato di aver poco coraggio nell’affrontare di petto la questione precarietà. Situazione per la quale, chi entra nel mondo dell’informazione è costretto, nella migliore delle ipotesi, a cercarsi un altro lavoro se vuole perseverare nel piacere di scrivere. Il compenso è un optional.

Daniela Pastore, componente del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, firma della Gazzetta del Mezzogiorno, ha risposto ad alcune nostre domande.

G.Com’è nata la protesta?

D.É nata via Facebook dall’idea di alcuni operatori dell’informazione, in particolare i cameraman di alcuni emittenti locali, che proponevano di sfruttare l’attenzione posta sulle amministrative per denunciare al pubblico la condizione in cui lavorano coloro che mandano avanti le centinaia di ore di diretta televisiva, che hanno fatto in modo che questa campagna elettorale esistesse…

G.Non avete avvisato sindacati o rappresentanti istituzionali

D.Abbiamo fatto una consultazione a mezzo fb, in particolare attraverso un forum che si chiama “conferenza spanza”, dove gli interessati proponevano di boicottare la copertura dell’informazione sui risultati elettorali facendo sciopero.

G.Bella idea, ma..

D.Non c’è stata la convinzione di procedere con un gesto tanto estremo, poi ieri (lunedì  7 maggio) è giunta la brutta notizia del licenziamento di Vincenzo Siciliano, l’operatore di Canale 8 che con il suo status in bacheca aveva scatenato il dibattito.

G.Quindi siete stati criticati per aver tenuto un profilo politically correct.

D.Esatto, e detto tra me e te, sono d’accordo. Condivido l’idea di che bisognerebbe alzare il tono della protesta. Purtroppo l’Ordine non può entrare nelle cause contrattuali, perseguire l’editore è compito dei sindacati..

G.Si ma sul n/vostro sito non non si fa cenno alla vicenda Siciliano.

D.Non ci sono giornalisti di Lecce che lavorano in quel sito, diciamo così. Ma pian piano la storia uscirà dal Salento vedrai.

G.Lavoro per questo, e poi io sono un caso esemplare di non lavoratore e non giornalista, la cui firma viene riportata sul giornale ma poi…

D.C’è movimento anche nell’ordine, ci sono buone novità per la categoria: la Carta di Firenze prevede che siano presi provvedimenti disciplinari per i direttori che non retribuiscono i collaboratori, la Camera approverà l’equo compenso, basta con articoli pagati due euro… è il momento di riconoscere che non ci può essere giornalismo di qualità se non è adeguatamente retribuito, non c’è giornalismo libero se non lo si rende autonomo e non ricattabile.

 

Tutto giusto e tutto work in progress.

mag 9th, 2012 | Category: Le interviste
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