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Trastule all’Antitrust: “Il concorso vinto dai non concorrenti”

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Pochi e tesi. Mentre due esaminatrici parlano di cose forse lontane da noi, siamo in sei seduti in un’aula tesi pronti a immolarsi per trecento euro di stage presso una di quelle autorità pubbliche che non si sa bene che fanno. Io dovrei saperlo, ho studiato. Eppure, tolto l’alone di rispetto e mistero, passata la hole di questo edificio pollaio e le presentazioni, tutto sembra uguale. Uguale alle altre volte nelle quali cercando lavoro mi sono trovato davanti degli sconosciuti apparentemente disinteressati.

“Trecento euro a Roma non coprono un terzo delle spese” mi dice un ragazzo di Bisceglie, appena entrato in confidenza. Triennalista, stage in Farnesina che scade ad agosto e la speranza di poter vivere ancora un po’ nella Capitale, magari proprio grazie a quel contrattino da stagista che l’Agcm ha messo in palio. Trecento euro a Roma. Prima di iniziare devo fare il conto con questo e penso che probabilmente sto perdendo tempo. Però sono curioso. Spregiudicato il giusto. Un milite in avanscoperta.

Il Pollaio

Queste due ancora parlano, mentre il presidente di commissione è fuori ad aspettare, non so chi. Per la prima volta volgono lo sguardo verso di noi e intanto il mio stomaco gorgoglia di vuoto. Appuntamento alle 14 di martedì 17 luglio a Roma, Piazza Verdi, zona Parioli. Ho fatto una buona colazione ma adesso ho fame. Ho ripetuto tutta la mattina, convincendomi pian piano di puntare sull’onestà e raccontare quello che conosco del Garante sulla concorrenza attraverso i casi che ho seguito negli anni. Il cuore batte più intenso, ho paura di una figuraccia. Sarà quest’aula conferenze che ricorda un’aula tesi o più familiarmente una conferenza stampa. Ho paura delle domande che faranno. La penna è il mio unico sfogo. Trovo una metà di foglio per gli appunti e mi ci tuffo, come uno svago, come un appiglio, come una distrazione dalla fame o dalle sei ore di macchina che ci attendono dopo tutto questo. Penso a Sara che mi aspetta fuori nel caldo di Roma e chatto con mio fratello che è a casa e chiede se è già iniziato: “Se ti sto rispondendo vuol dire che non è iniziato”.

Continuano a parlare, la bionda e la bruna. Signore oltre la quarantina, commentano la passeggiata del presidente, nervosa e forse inutile. Siamo in sei e ne prendono sette. Si può essere bocciati anche così. Mi domando se questa potrebbe essere l’ennesima impresa impossibile degna del sottoscritto. Sono le tre del pomeriggio, bevo un sorso d’acqua gentilmente offerto dall’organizzazione. Il presidente entra, ma non è lo stesso uomo che passeggiava nell’attesa. È più giovane, abbronzato e vestito di nero, ciuffo da sciupa femmine. Si siede in mezzo alle due e si comincia. L’altro chiude le porte e inizia l’appello mentre noi incrociamo sguardi e dita pensando che sia quasi fatta.

Interrogano la prima, una ragazza pugliese anche lei e praticante commercialista. Risponde puntuale a tutto e fa aumentare in me la paura di palesare la mia ignoranza dinanzi a cotanta istituzione. Ho l’ansia di palesare la mia ignoranza. Subisco l’aura di questi esaminatori che non perdono nemmeno il tempo a presentarsi e iniziano i colloqui con domande sulle fattispecie economiche su cui l’Antitrust lavora. La seconda è una giovanissima ragazza calabrese, fresca di laurea. La tensione le si leggeva in faccia, costringendo me a fare la parte dell’uomo sicuro di sé. Su di lei il set da seduta di laurea aveva avuto un effetto devastante, mentre io contavo le diciassette bottigliette di acqua poste sui tavoli. Le prime domande avrebbero fatto capire alla commissione che la ragazza non fosse impreparata, ma solo tanto acerba. Il terzo era il ragazzo con cui avevo rotto il ghiaccio per via dei natali affini. Quando ha sentito che ero salentino mi ha arruffianato dicendo: “Avevo la casa a San Foca”. Anticipando con tempismo il solito astio tra baresi e leccesi. Nell’ora e mezzo che hanno preceduto il colloquio parlare con lui mi ha distolto dall’idea che avrei potuto bruciarmi la grande occasione della mia vita. Anzi realizzavo che non proprio di un occasione si trattava.

Io sono stato il quarto e ricordo bene le risate della signora bionda in commissione all’udire questa parte della mia presentazione: “Per supportare la vita da giornalista ho fatto tanti lavoretti, dal magazziniere al commerciale. Mi sento di esprimere una vera felicità a stare qui, in questa sede, perché da anni seguo l’operato della vostra istituzione”. Sorridevano o ridevano, stupiti probabilmente. Dopo avermi chiesto della tesi di laurea su Silvio Berlusconi (soddisfazione rara), mi hanno chiesto se avessi seguito qualche caso in particolare, negli ultimi tempi o in precedenza. Lì la mia testa ha avuto un tilt di informazioni e come spesso accade si sceglie la più a caso: la concentrazione tra Unipol e Fondiaria-SAI. Avvenuta il 20 giugno scorso, e parto. Quando però esprimo il mio stupore per il parere positivo dato dall’Antitrust alla fusione, vedo che il presidente dicommissione cambia sguardo  e si pone di taglio con gli occhi. Dico che una società piena di debiti e con partecipazioni in centinaia di consigli d’amministrazione non è proprio il massimo della libera concorrenza. Sorvolo e cambio argomento perché intuisco l’insidiosità del tema. Parlo di assicurazioni, del caso Puglia nel 2011. Dei gelati e della freezer esclusivity con cui le case di produzione limitavano la concorrenza tra gli esercenti. Una caso divertente di intesa verticale. Insomma dimostro esperienza, motivazione e una certa capacità di unire teoria e pratica.

15 Tassinari alle 13e30 in Piazza Verdi - Girare per Roma con il condizionatore costa

Arriva la domanda tecnica, è la signora bruna a chiedermi se mi sono accorto che nelle precedenti interrogazioni non si è ancora parlato di una mansione dell’Agcm, capisco che parla dei rapporti istituzionali. Apro la bocca e mi viene: “I vertici dell’agenzia sono nominati dal Parlamento”. Mi stoppa: “Dell’autorità vorrai dire”. Freddo dietro la schiena: “Ehm sì, mi confondevo con l’Agcom..”. “Mi pare che sia Autorità anche quella”. Freddissimo. Acquisisco di nuovo faccia tosta e concludo parlando del potere di consiglio verso il Parlamento e del Governo e quello di veto nei confronti della PA nel caso dei banda di gara troppo restrittivi. Si guardano e mi fanno accomodare. Della ragazza interrogata dopo di me non ricordo niente. Riepilogavo a memoria la mia performance. Gaffe a palla. Giudizio negativo. Spero che non abbiano pensato che il mio rapporto con la Gazzetta del Mezzogiorno sia sancito per contratto, il che pregiudicherebbe la possibilità di fare lo stage. Mi riprometto di spiegarlo dopo.

L’ultima interrogazione è strana. La ragazza è iscritta alla Luiss, ben vestita e portamento elegante, parla della tesi fatta tramite la biblioteca dell’autorità, dice che ne farà un’altra simile per la specialistica. Il presidente che prima aveva fatto sempre e solo l’ultima domanda (tranne a me), prende l’iniziativa e parte con una raffica di domande. Lei è quel tipo di studentesse che deviano le domande allontanandosi dalla risposta secca e decisa, poi al cambiare dello sguardo dei professori o alla loro prima parola convergono al centro e dicono: “Si insomma, stavo arrivando lì”. La salvano con parole e occhiatine in almeno tre casi.

Alla fine della prova il presidente dice che la commissione si riserva il diritto di chiamare gli altri iscritti al colloquio che non si sono presentati. Non commenta le nostre interrogazioni. Ci congeda tutti insieme. Io chiedo la parola per spiegare che sono un free lance e non avrei problemi in merito alle modalità riportate nel bando. Esco e mi viene la pelle d’oca. Ero a Roma, avevo finito e forse era andata bene.

Tre giorni dopo, venerdì 20 luglio, vedo pubblicata la graduatoria. Sono tredicesimo, valutazione 22. Tra i primi otto nemmeno uno è tra i sei presentatisi il 17 luglio alle 14 per il colloquio esame. Chi sono questi, come hanno fatto a prendere da 28,50 in giù? Quando e dove hanno svolto il loro esame? Chi è stato testimone? Per caso i secchioni non escono di martedì 17 ?

La prima interrogata, la commercialista, a mio parere la più preparata e brava del mio giorno, ha preso 24,50. Ottava. Del ragazzo di Bisceglie non trovo traccia, non ricordo il nome, forse è l’ultimo con 21 punti. Troppo poco. Io non mi giudico più, sono idoneo ma non vincitore. E ho visto il primo concorso a titoli ed esami in cui hanno vinto i non concorrenti.

lug 21st, 2012 | Category: Satirattualità
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