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	<title>La Rassegna Stagna &#187; biografia</title>
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	<description>Informazione alla piastra, satira fritta, (s)comunicazione in salsa tartara. A stomaco pieno e prossimi all&#039;indigestione, così è se ci pare.</description>
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		<title>Le favole di nonna gibbs. Daniela Santanchè</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 13:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gibbs</dc:creator>
				<category><![CDATA[Satirattualità]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia estetica]]></category>
		<category><![CDATA[daniela santanchè]]></category>

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		<description><![CDATA[C’era una volta, nella provincia di Cuneo, una giovane e vivace fanciulla, sin dai primi vagiti anticonformista e ribelle. La vita nel suo nucleo familiare era dura, poiché la bambina doveva sottostare alle angherie e al dispregio dei suoi severi genitori e dei suoi due fratelli, un maschietto ed una bellissima femminuccia. La povera Daniela,<br /><span class="excerpt_more"><a href="http://www.rassegnastagna.com/2010/01/11/le-favole-di-nonna-gibbs-daniela-santanche/">[continua a leggere...]</a></span>


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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 6px 5px 5px 15px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.rassegnastagna.com/2010/01/11/le-favole-di-nonna-gibbs-daniela-santanche/"></a></div><p>C’era una volta, nella provincia di Cuneo, una giovane e vivace fanciulla, sin dai primi vagiti anticonformista e ribelle. La vita nel suo nucleo familiare era dura, poiché la bambina doveva sottostare alle angherie e al dispregio dei suoi severi genitori e dei suoi due fratelli, un maschietto ed una bellissima femminuccia. La povera Daniela, perché Daniela è il suo nome, viveva nell’ombra dell’essere maschio del fratello maschio e dell’avvenenza della sorella maggiore. Non c’era spazio, per Daniela, il nostro dolce maschiaccio invisibile. E poi, aveva un naso troppo gobbo.</p>
<div id="attachment_793" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.senzapelisullalingua.it/post/27-santanche/"><img class="size-medium wp-image-793" title="santanche_dito" src="http://www.rassegnastagna.com/wp-content/uploads/2010/01/santanche_dito-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">La Santanchè, sbarazzina, mentre si rivolge simpaticamente a un gruppo di tizi qualunque.</p></div>
<p>I genitori non potevano sopportare il suo piglio deciso e determinato, e la sua sicurezza, allorché infantile, cozzava con il moscio tran tran quotidiano dell’inquadrata famiglia borghese. Con l’adolescenza, la giovane Daniela diventò ancor più irrequieta, sognando ad occhi aperti come lasciare la cittadina piemontese, assetata di libertà, lontana dalla famiglia che la sottovalutava, e agognando un aspetto migliore con il quale rappresentare più fedelmente la bellezza della sua anima. Ah, i genitori di certo non la aiutavano! Quando lei diceva: voglio andare in vacanza all’estero!, il padre le rispondeva picche, e la costringeva ad andare a lavorare d’estate per trovare i soldi. Quando compì 18 anni, Daniela decise di stravolgere tutte le regole sociali chiedendo al padre, invece che una A112 Elegant, l’auto in voga nel suo ambiente dell’epoca, una semplice Citroen 2 cavalli, l’auto dei fricchettoni. Daniela non era una sciocca, si impegnava negli studi, e i professori apprezzavano teneramente questa sua tenacia, nonostante i risultati fossero spesso deludenti. Ma &#8211; boia chi molla- Daniela è testarda, e superata a fatica la prova della maturità, decise di sfidare il potere paterno millantando la voglia di Università. “Voglio fare Scienze Politiche a Torino!” gridava la ragazza, e il padre, stremato dalla volontà imperante della figlia, non potè che fare due conti e proporle sì, una fetta di libertà, ma anche l’impegno attivo al suo sostentamento, negandole il pieno appoggio economico: che imparasse!. Che fatica, la vita di Daniela, irta di prove dolorose! Così, la nostra si trasferì nella Grande Città, sola e spaventata, in un appartamentino tutto per sé, per punirsi della sua voglia di libertà, studiando e lavorando, lavorando e studiando. Il suo aspetto non le permetteva di intrattenere troppe relazioni sociali, e così, quando non doveva lavorare come dog-sitter o come cameriera nel bar Patria, Daniela studiava, studiava, studiava. Ma come in tutte le favole, arrivò il Gran Giorno. E il Gran Giorno, per Daniela, fu quando fu notata da Enrico Coveri che non solo aveva ignorato il suo naso gobbuto, ma aveva anzi apprezzato il suo corpo snello e flessuoso, proponendole di indossare in passerella le sue creazioni. Fare la modella non solo le aveva risollevato l’ego, ma le aveva dato anche un bel po’ di soldi! Eh sì, finalmente la vita sorrideva a Daniela.</p>
<p>Ma Daniela non era soddisfatta, nonnò. Piano piano la sua vita prendeva forma, ma vi era ancora qualcosa che non tornava, un piccolo pensiero che la preoccupava. Quel naso maledetto, benché ignorato dallo stilista, comunque rimaneva lì, imperante, a ricordarle quello che era, la sua eredità di famiglia. Solo una Daniela Garnero di Cuneo qualsiasi. Lei voleva di più.</p>
<div id="attachment_794" class="wp-caption alignright" style="width: 379px"><a href="http://www.ladestra.info/?p=15688" target="_blank"><img class="size-full wp-image-794" title="credo_daniela_santanche" src="http://www.rassegnastagna.com/wp-content/uploads/2010/01/credo_daniela_santanche.jpg" alt="" width="369" height="183" /></a><p class="wp-caption-text">Vecchio volantino promozionale dello studio di chirurgia estetica che ha permesso, grazie alle cure nasali, di far posare una decente Santanchè con minimi ritocchi Photoshop.</p></div>
<p>Pensa che ti ripensa, la soluzione arrivò da sé: mentre passeggiava elegante e distaccata nella facoltà occupata cercando l’aula della lezione – era il periodo delle contestazioni  &#8211; , arrivò possente e deflagrante una carica della polizia, che circondò un gruppo di discussione sulle metodologie capitaliste imperialiste anti-ecologiste di produzione dei beni culturali, sfogando sui giovani contestatori la loro forza bruta di picchiatori. Daniela inorridì a sentire le offese che i suoi colleghi rivolgevano alla polizia di Stato, ma quando un agente bardato in tenuta anti sommossa abbattè il manganello sul naso di una studentessa paralitica, allora ebbe l’illuminazione: “devo rifarmi il naso!”. Strisciando lungo i muri dell’Università per non permettere ai rappresentati dello Stato di confonderla con quella massa di lerci comunisti, Daniela pensava rapita a quel lampo fugace di lucidità di poc’anzi. Pensava che i soldi che aveva accumulato sfilando le sarebbero serviti proprio a quello, giovane pioniera della chirurgia estetica, a trovare un nuovo naso per il suo volto. E Daniela cominciò a cercare l’uomo giusto per compiere la sua rivoluzione: il dottor Rossi fu il primo ad essere interpellato, ma le disse che con quella base al massimo sarebbe riuscito a cavarne un naso a patata, orrore!, poi fu la volta del dottor Cane, che le disse che quella gobba tuttalpiù si sarebbe potuta ridurre, oh no!, e poi il dottor Tetta, che invece del naso insisteva per un intervento correttivo al seno, sia mai!, infine il dottor Merdaccini, che in verità era un ragioniere di Frosinone sotto copertura che usava la scusa della chirurgia estetica per poter allungare le mani sulle pazienti. Niente da fare, nessuno riusciva a trovare il naso che cercava, nessuno che capisse la sua vera se stessa, nessuno che le proponeva un naso che le calzasse come un guanto.</p>
<p>Poi arrivò lui. Per caso, e quasi disperata, Daniela si rivolse al dottor Santanchè. Lui capì. Sapeva cosa voleva Daniela, e dopo aver ammirato quel volto si risolse ad operarla. Lei assentì.<br />
Nel magico turbinio dell’anestesia totale, Daniela sapeva di essere in buone mani.<br />
Quando sciolse le bende che le coprivano il viso, ancora metà tumefatto, Daniela vide il capolavoro di quel dottore così distinto e pure un po’ nobile: un naso aguzzo ed affilato, un naso stronzo, proprio come lei.</p>
<p>Lui aveva capito.<br />
Per premiarlo della sua sensibilità &#8211; evidentemente erano due bocce a misura &#8211; Daniela gli si diede in moglie, qualche mese più tardi, e smise finalmente di essere solo Daniela Garnero di Cuneo. Era qualcosa di più. Era Daniela Santanchè.</p>
<p>E qua si potrebbe scrivere Fine, perché già così è un’ottima favola per bambini. Ma si sa, la vita è imprevedibile, e dire basta a questo racconto sarebbe uno sgarbo oltremodo pesante per i lettori. Perché poi, Daniela Santanchè, divenne un’ottima PR per il marito, tanto che lo fece diventare uno dei più famosi chirurghi italiani; grazie a lui e con lui si introdusse nei migliori salotti della borghesia milanese, conoscendo persone che contano tra un martini e l’altro. Divenne amica di diversi personaggi pubblici che, come già in passato aveva fatto Enrico Coveri, la notarono per quel suo personalino niente male, e decisero che era adatta per la politica, per rappresentare i valori della Patria, della famiglia e della continuità. Daniela poi decise di intraprendere da sola, fondando un’agenzia di comunicazione, per dimostrare ai maligni che tutto sommato lei non era solo la ragazza immagine del marito. E lì conobbe le istituzioni, lì conobbe il marketing e, si dice, anche il gusto dei sederi degli altri. Ma soprattutto conobbe  il suo secondo compagno, che le permise di diventare madre e quindi di sentirsi tirata in causa non solo come donna ma anche come madre ogni qualvolta qualcuno le rivolgesse una domanda alla quale non sapeva rispondere. E conobbe anche, davvero, il gusto della politica, il gusto della destra e di quei valori irrinunciabili che difende tuttora come una leonessa, sebbene siano argomenti da sbronza da salotto bene ai quali, la gente, preoccupata per bel altri dilemmi, risponde con un rutto e una scoreggia o addirittura cambiando canale. E con la politica conobbe anche l’abuso dei mezzi di comunicazione, grazie ai quali ha potuto pubblicare integralmente la sua magnifica biografia, se volete disponibile sul sito <a href="http://www.danielasantanche.it/" target="_blank">www.danielasantanche.it</a> , che io ho voluto tramandare a voi affinché ne possiate trarre insegnamento.</p>
<p>Fine</p>


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